Il Prof Emigrante – Il resto dell’anno – parte II (dal Day 186 al Day 266)

Day 211

L’eroe “mariuolo”

30/03/2017

Lo so, non sono riuscito a contenermi, ma la tentazione di tirar fuori un titolo con la parola “mariuolo” era troppo forte.

Il primo a far entrare questo termine nella mia vita è stato Zio Paperone, in quella meravigliosa scuola di vita che erano le storie dei paperi Disney… ed oggi questo termine mi è tornato in mente mentre guardavo il portiere del mio stabile rientrare nel suo angusto vano di accoglienza… come Clark Kent che si toglie la tuta da Superman, rimette gli occhiali, si abbottona la camicia e torna ad essere il giornalista timido ed impacciato agli occhi del mondo.

Ma questo piccolo individuo è un supereroe lontano dalla purezza. Un supereroe… mariuolo, che oscilla pericolosamente fra il bene e il male, fra la luce e l’oscurità. E con lo sguardo da furbetto.

No, state calme, mie care proffollowers del gentil sesso, non ho preso una cotta per lui. Più che altro ho rimediato, grazie al suo imprescindibile supporto, ad una mia grave mancanza d’attenzione, le cui grane conseguenti potevano portarmi verso situazioni ancora più spiacevoli. E adesso vi starei scrivendo in tutt’altro tono.

Procediamo con ordine.

Erano le 16.00 e, preso da una improbabile furia operativa, – da buon coordinatore di quinta, ruolo per il quale come ricorderete mi sono offerto volontariamente quanto farebbe un tacchino per il pranzo del ringraziamento -, stavo finendo di assemblare i file per la simulazione della terza prova dell’esame di stato che faremo svolgere domani.

Insomma, come da mia eterna abitudine, mi riduco all’ultimo momento per vestirmi decentemente, preparare la borsa, controllare che a casa sia tutto a posto ed uscire.

SBAMMMMMMMMM

La porta si chiude alle mie spalle.

Un secondo dopo, forse meno, nella testa del prof emigrante esplode un fragoroso:

“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

Chiudo gli occhi.
Non so se ridere o piangere.
La chiave di casa è rimasta dentro, nella toppa.
Sono bloccato fuori.
Dove diamine dormo stanotte? In garage? Dal parente di Lei? In albergo? Quanta gente mi prenderà per il culo da qui all’eternità per questo fatto?

Senza perdere lucidità ed incurante del ritardo che avrei accumulato già da 7 minuti dopo, vagliavo con la mente le possibili soluzioni, anche se i miei pensieri tornavano spesso al padrone di casa e alla sua reazione.

Vado, senza realmente un perché, in portineria, dove esordisco, come mai mi accade (è vero), con una parolaccia: “Merda, Ciao… ho fatto una cazzata! Mi sono chiuso fuori. Stanotte devo dormire in macchina. Che si fa in questi casi? Chi dobbiamo chiamare domani per sbloccare la porta?”

Il portiere, come d’incanto, smette le sembianze di pincopallino qualsiasi cui non affideresti un soldo bucato, apre un timido sorriso e mi fa cenno di aspettare senza dire nulla. Mette un cartello davanti al vetro “Sono in cortile” (tempo fa ne ho visto uno “sono in garage”, e in precedenza un altro “sono in scala J“) (Ogni tanto faccio dei blitz per vedere se becco il cartello “sono in bagno“) ed esce dal suo pertugio lavorativo.

Procede spedito attraverso il giardino condominiale, mi dice solo poche parole, decise e sicure: “Stai tranquillo, ci penso io. Seguimi. Ti fidi di me?” con lo stesso carisma di Aladin che invita Jasmine a salire sul tappeto.

Io mi fido si, ma a mettermi pressione è il dialogo successivo.

“Prof emigrante, hai una tessera dell’IKEA?”
“No, ma prima di comprare la porta nuova dovremmo chiederlo al proprietario”
“Mi serve la carta” – glaciale di fronte alle mie battute dettate dal nervosismo
“Non ce l’ho, ho questa carta socio Coop, va bene ugualmente”
“No, non va. Questione di spessore e materiali”

Apre il suo borsello multiuso. Leggenda vuole che dentro ci sia ancora rinchiusa l’anima del precedente amministratore che aveva osato chiederne l’allontanamento in favore di un suo cugino. Tira fuori un fascicolo di carte magnetiche, di forme, materiali e colori diversi.

Ne estrae una, guarda la porta, guarda me – che già ho capito cosa vuole fare e mi dimostro visibilmente inquieto di fronte ai poteri di quest’uomo – e poggia l’orecchio sullo spioncino, come a voler sentire dentro. In realtà sta studiando la strategia d’attacco.

Infila la carta scelta (una tessera della squadra di calcio del Bologna) (Mah) fra la porta e lo stipite. Da quattro colpi contati con la carta dall’alto verso il basso lungo la fessura, all’altezza della maniglia, coordinati perfettamente con altrettante spallate alla struttura.

– clic –

La porta si apre. Lui sorride, dice “tutto fatto” e, facendo attenzione a non guardare dentro, torna nel suo bunker.

Io rimango fermo lì, come un fesso, ammirato e spaventato di fronte a quest’omino buffo dal potere pressoché infinito, mentre si allontana verso l’orizzonte.

Il prof emigrante

(che in ogni caso ha sempre dato e soprattutto da oggi continuerà a dare una doppia mandata alla porta d’ingresso)

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Note – episodi vari di giornata

1) Scontro nelle porte sotterranee verso il garage fra un uomo (io) che ha aperto con violenza la porta e il muso di un cane piccolo, dolce e peloso che era accompagnato da un omone grande, burbero e, anche lui, peloso. Risolto con diplomazia, ma il cane ha rifiutato la carezza di cortesia abbaiando verso di me senza tregua.

2) Complici i 25°C, prima giornata in maniche di camicia, stirata meno di un’ora prima dei fatti di giornata. Le signore/mamme presenti in aula non mi hanno guardato male o fatto battutine, segno che non era stirata particolarmente male. Esame superato.

3) Sono arrivato in ritardo a scuola per la prima volta nell’anno scolastico. Capita. In compenso ho trovato un nuovo eroe. Il pay-off è positivo

4) Se avete come me un forte background disneyano, la lettura della “Saga” di Don Rosa deve essere il vostro punto di arrivo. Senza averla mai letta, sarete inesorabilmente incompleti.

 

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