Il Prof Emigrante – Il resto dell’anno – parte II (dal Day 186 al Day 266)

Day 232

Dr. Jekill e Mr. Hide…

19/04/2017

Ritorno su dopo due settimane, belle e complicate insieme.

Sono rientrato giù qualche giorno prima dell’inizio delle vacanze di Pasqua per assistere Lei nella convalescenza dopo un piccolo intervento ed ho fatto il papà/marito a tempo pieno per tutto il periodo, 24h su 24, provando a mettere a frutto l’esperienza accumulata nella mia vita in solitario (ho preparato persino la sfoglia ripiena per tutti ed avuto – per la prima volta – piena autonomia operativa sugli elettrodomestici di casa, compresa la lavatrice e il temuto ferro da stiro a caldaia) (ma il Bimby no, non lo tocco per mia scelta. Troppo timore reverenziale).

Già dal giorno di Pasqua l’avvicinarsi all’inevitabile conclusione del periodo di ferie/vacanze si è fatta sentire sotto forma di velo di tristezza, così come si è manifestato uno splendido (dal punto di vista squisitamente formale) Equilibrio di Nash nelle nostre reciproche frasi più ricorrenti: il suo “Non te ne andare!” contrapposto al mio “Vieni con me!”. Entrambi i desideri parimenti impossibili.

Così stamattina la sveglia alle 3.55 – che di suo è una sorta di crimine verso l’umanità – mi ha riportato alla vita di quest’anno e a bloggare la sera in una casa vuota per espiare un po’ di colpe, presumibilmente derivanti dallo stress post cambiamento.

Quali colpe? Per un strano fenomeno del quale non sono riuscito a venire a capo, nel giro di pochi minuti ho inanellato una serie di gaffes notevoli, insultando – letteralmente – buona parte dei componenti del consiglio di classe e non solo. Nell’ordine:

A) Ho dato del cyborg – creatura priva di compassione umana – alla coordinatrice, criticandone apertamente l’approccio nel dialogo con la madre di uno studente in difficoltà, e venendo immediatamente subissato dalle critiche dei presenti, volte a farmi comprendere l’infondatezza del mio giudizio sull’operato impeccabile della collega. Da buona mia concittadina, mi ha risposto successivamente in separata sede, mandandomi sonoramente a quel paese in francese prima ed in siciliano stretto poi.

B) Ad un’altra collega, gentilissima per averci portato dei dolci tipici dal Marocco, paese dal quale ha dichiarato di essere transitata in diverse occasioni nel passato… beh, ho chiesto – per scherzo, almeno nelle mie intenzioni – se nella prima di queste visite in Marocco fosse una persona “diversa” (MOLTO diversa… TROPPO diversa). Inutile provare a far capire ai presenti – raggelati – che era solo una battuta ed anche che se ci fosse stato un minimo di dubbio riguardo la sua femminilità sin dalla nascita, non mi sarei mai permesso di fare una battutaccia del genere.

C) Nelle discussioni successive, sono intervenuto leggendo un passo della bibbia (Siracide 26 – “Beato il marito di una donna virtuosa…“) per cercare di avallare una bizzarra tesi sul cristianesimo e la valorizzazione del ruolo delle donne, senza capire dove stavo andando a parare e finendo per confutare proprio la tesi del collega che, invece, volevo sostenere.

D) Ho fatto dei mini colloqui individuali di tipo motivazionale agli studenti della classe di cui sono coordinatore che sono a rischio per l’ammissione agli esami. E’ andata bene anche lì: ne ho fatte piangere tre su quattro.

E) A fine collegio i colleghi mi hanno chiesto cosa avessi oggi: “profemigrante, tutto bene? Sembra che tu sia una donna in uno di quei giorni lì….“. Ovviamente ho risposto da donna consumata dal tormento interiore: “Niente!”

Insomma, ho dato per la prima volta segni di chiara instabilità mentale, aprendo bocca quasi senza filtro. Che tutto questo andirivieni che procede da 8 mesi stia iniziando a chiedere il conto?

Meno male che la giornata è finita. Vado a letto.

Il prof emigrante

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NOTE

Meglio di no, non vorrei peggiorare la mia situazione.

Continua nel Day 252 – Click


 

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