Il prof emigrante – Anno III – Parte II – “La fine dell’inverno”

Day 185

Un’emozione (non) da poco

05/03/2019

Roma, Piazza San Pietro, l’altro ieri, ore 11.45.

Abituato come sono a vivere questa mia avventura da solo, non mi sembra vero di non esserlo in modo così clamoroso.

Ci sono io, strategicamente spiaggiato sui sampietrini dopo una fase di planning di avvicinamento degna del miglior dottor Furio Zòccano verdoniano; c’è Lei accanto a me, ancora intenta a smaltire la “passeggiata turistica” del giorno prima nel quale abbiamo percorso fra i 6 e gli 8 km per far conoscere la città per la prima volta a Loro, i miei cuccioli, rapiti in modo diverso dalla maestosità del posto; ci sono anche decine di migliaia di altre persone, tutte con lo sguardo rivolto verso quel drappo rosso che è stato appena srotolato alla penultima finestra del quarto piano del palazzo apostolico.

Ho provato a fare qualche conto; dovrei essere intorno alla mia quarantesima visita a Roma, fra viaggi con i miei genitori, turismo tradizionale, occasionali fughe romantiche, tappe di viaggio di nozze, fantaincontri, partecipazioni a programmi televisivi di dubbio successo e soprattutto otto anni di collaborazione con una Università locale. Era però necessario che giungesse questo mio attuale periodo lavorativo nei paraggi per farmi vivere quella che potrebbe essere stata in assoluto la mia prima domenica romana.

Di domenica, a Roma, c’è una esperienza che almeno una volta nella vita va fatta, senza se e senza ma: l’Angelus del Papa in piazza San Pietro.

Non so dire quanti siano effettivamente animati da fervore religioso e quanti da semplice interesse e desiderio di partecipare all’evento in sé – io, purtroppo, sono fra questi ultimi – in ogni caso la piazza è piena, anche se non gremita.

Ci accomodiamo, bivaccando sul selciato come nella migliore tradizione dei papa-boyz, nei pressi del centro del colonnato Nord, riuscendo a calcolare con errore trascurabile, la traiettoria dell’ombra dell’obelisco alle nostre spalle a mezzogiorno in punto.

Alle 11.55 il brusio si fa più intenso. Dietro di noi, un gruppo di cresimati pugliesi del 2014 intona cori da stadio ogni volta che il loro striscione viene inquadrato nel maxi schermo. Davanti, invece, una coppia di sardi mi emoziona con un autentico “Ayò!”. Alla nostra sinistra, due agenti in borghese controllano la presenza di elementi sospetti. Uno di essi, con gli occhiali scuri e il mento absburgico, mi ha squadrato per un bel pezzo, salvo poi farmi capire con un veloce movimento della mano che dovevo distogliere lo sguardo e disinteressami a lui.

Nell’attesa, la mia piccola signorina mi fulmina di domande di ogni genere: dall’architettura della piazza al funzionamento della basilica, del funzionamento dei rapporti Italia-Vaticano a cosa ci sarebbe di male se sposasse una guardia svizzera, perché quello davanti all’ingresso era proprio carino. Il piccolino, resta ancora più interessato a quanto gli offre youtube. Crescerà, spero, in lui il germe della curiosità per il mondo che lo circonda, ci vuole solo tempo.

Alle 12.00, la figura di Papa Francesco si affaccia alla finestra e ci saluta con il suo cordiale “Buongiorno“.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
In effetti, il cappello con aquila del Reich del ragazzino in basso a destra, stona un po’

 

La magia si compie: i 10.000 o forse più presenti si lanciano in un applauso, compreso me che di solito reagisco in modo asgardiano alle manifestazioni di massa. Poi il grande silenzio, in attesa delle sue parole.

Lo ammiro, pensando istintivamente al tempo che abitualmente ci impiegano i miei studenti a star completamente zitti prima di lasciarmi iniziare la lezione.

L’Angelus di per sé scorre agevole imperniato su due concetti con i quali non si può essere d’accordo: “Può forse un cieco guidare un altro cieco?” e “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?“. Insomma, in parole povere, l’apologia del “fatti i cazzi tuoi!”

Anche il piccolino lo segue estasiato, insieme a tutta la piazza con il naso in sù. Un lieve mormorio torna durante le preghiere per poi tornare in silenzio nel momento in cui tutti i gruppi aspettano di essere salutati. Solo i due agenti in borghese accanto a noi si muovono di scatto per inseguire un tizio che si allontana velocemente, probabilmente un borseggiatore attirato dai troppi nasi all’insù.

Al momento del consueto augurio di “Buon Pranzo“, il silenzio si scioglie in un ultimo applauso e la figura vestita di bianco si allontana nelle sue stanze, quando la finestra si chiude, tutti noi torniamo le persone di sempre.

Non so se sia un effetto legato alla religiosità, alla comprensione delle parole ascoltate, alla vicinanza con il prossimo pasto… guardandomi intorno non posso che notare il magico potere dell’evento a cui ho assistito: la gente sorride.

Il prof emigrante

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NOTE

  • Nella foto con i nasi all’insù si possono notare: a) Un tizio singolo che guarda dalla parte opposta. Che sia capitato lì semplicemente nel momento sbagliato? b) testa e mano di figlia del prof emigrante, occasionalmente inquadrati. Ma anche se avessi voluto inquadrarla professionalmente, lei vuole tutte le foto di spalle mentre guarda l’orizzonte “Perchè su instagram si fa così (e tu cosa ne puoi capire?)” c) la giornata spettacolare che c’era.
  • Il titolo del Day deriva da “Un’emozione da poco”. Eccola nel suo massimo splendore: https://www.youtube.com/watch?v=6myJ3gRf0WA
  • Se scrivo qui di lunedì notte, capirete che sono già andati tutti via. Moglie, figli e cognati in tre giorni intensi, in 6 nella mia CasinaDiUp di 35 mq. Daje!

 


Continua nel Day 192 – I capricci del fato

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