Il prof emigrante – Anno III – Parte II – “La fine dell’inverno”

Day 231

Il day più triste

23/04/2019

 

Te ne sei andata all’improvviso, inciampando in un sassolino mentre lottavi contro dei mostri che avevi già sconfitto in passato.

Ci hai lasciati quaggiù a sgomitare, a cercare il nostro posto privilegiato nel cammino di questa incessante ruota del tempo, così spietata che non ti lascia il tempo di apprezzare ciò che possiedi e comprendere ciò che ti manca davvero.

Adesso mi piace immaginarti, dopo un breve giro di presentazioni nel social network celeste, intenta ad organizzare e condividere un file Excel per lo smistamento delle preghiere, ad emettere qualche circolare sulla gestione dei comportamenti durante i cori angelici, a progettare un corso PON per il recupero delle anime del purgatorio attraverso i finanziamenti della comunità divina, a far recuperare Matematica e Fisica ai cherubini più distratti.

Certo, mi mancherà tanto di te, probabilmente ogni singola cosa. Non posso certo citare tutto, dalle ninna nanna con le arie più famose delle opere liriche alla tua tardiva passione per gli album fotografici e le decine di telefonate con cui mi ricordavi che dovevo inviarti le foto.

Giusto per restare nel periodo più recente mi mancheranno i tuoi “like” sui miei deliri online. L’orgoglio con cui mi contattavi in privato per dirmi che non sapevi da chi avessi preso il “talento” nella scrittura (io ti rispondevo “da papà”, ma tu facevi orecchie da mercante). Mi mancherà l’angoscia di quando non trovavo il tuo gesto di approvazione, perché sapevo che di lì a poco avrei ricevuto una telefonata di rimproveri, convinta che mi fossi sbilanciato troppo nei giudizi o nella divulgazione di chissà quali segreti compromettenti sulla mia professione. E mi dicevi con tono severo “Fossi stata la tua preside…”

Molti ricorderanno di te anche episodi divertenti:
– un talento particolare nel cercare di “combinare” matrimoni (e qualcuno è pure riuscito bene) facendo incontrare –diciamo- “casualmente” persone che giudicavi affini;
– un lungo periodo in cui proponevi a chiunque incontrassi l’iscrizione al corso serale del polivalente, che mai prima di allora aveva raggiunto così tanti iscritti;
– mattinate intere nello studio dal dottore a chiacchierare con i pazienti, anche dopo aver ottenuto la ricetta che ti serviva, divertendoti nel gestire la fila
– la domanda “di chi sei figlio?” rivolta a qualunque faccia nuova apparisse in paese, convinta che in un modo o nell’altro tutto iniziasse e finisse qui
– il sorriso che ti si allargava ogni volta che una persona che non riconoscevi ti diceva, “si, sono stato suo alunno” e poi cercavi di indovinare i nomi del resto della classe, a volte sbagliando di un decennio
– Il piacere di organizzare eventi con i Lions, con la caritas o anche solo con gli amici. Tanto il lavoro di fatica lo avrebbe fatto comunque papà (che, per inciso, non mi vergogno a dire che per te è stato un marito straordinario)
– la volontà di tenere unire le tue due famiglie di origine, i Montecchi e i Capuleti*, in tutti i modi possibili, soffrendo per le divisioni politiche, sempre orgogliosa delle volte che sei riuscita ad unirle intorno ad una tavola imbandita.
– la convinzione che fosse bastata la buona volontà dei contendenti per superare qualunque forma di conflitto, dalla lite fra fratelli alla guerra fredda

Basta scherzare, adesso, torniamo a noi. In questi tre anni di mia relativa lontananza fra Torino e Roma ho cercato di essere comunque presente. Certo, lo abbiamo fatto a modo nostro, senza assillarci con telefonate quotidiane, sapevamo di essere comunque vicini.

E forse è giusto che te ne sia andata così, quasi all’improvviso, proprio durante le mie vacanze pasquali, evitando soprattutto di intraprendere un lungo cammino di dolore: sei sempre stata tu quella forte, impegnata ad aiutare gli altri e quasi mai il contrario. Ti ricorderemo così.

Insomma, hai vissuto 80 anni pieni, di cui essere profondamente soddisfatta. Hai seminato bene in famiglia, hai vissuto da protagonista nella comunità locale, nelle tue scuole sia da prof che da preside, nelle tue associazioni di volontariato. Hai ricevuto premi e riconoscimenti, tantissimo affetto, hai vissuto con la stima di chi ti ha conosciuto.

Devi esserne felice almeno la metà di quanto io ne sono orgoglioso e spero che un giorno i miei figli capiranno che straordinaria donna eri.

Mi fermo qui, lascio i ringraziamenti e le ultime parole a mia sorella, mi prendo ancora solo il tempo di un saluto.

Ciao, mamma.
Che la terra ti sia lieve**.

Tuo figlio

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Note

Scusate il post-sfogo. Posso permettermi qui toni e temi che con il mio profilo reale non sono indicati.
E poi, qui con voi, sono fra amici, no?

*nomi di fantasia per il post
**Post editato dopo che esso stesso è diventato la mia vera orazione funebre. Nelle intenzioni doveva essere il discorso volto a sdrammatizzare, a spezzare la tensione, dopo i primi interventi più grevi e/o istituzionali.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
Il documento di identità di mia madre, scomparsa proprio allo scadere della validità del documento. Quando ce ne siamo accorti ieri sera, si è avvertito un lungo brivido lungo la schiena di tutti noi.

 

 


Continua nel Day 240 – Le ferie

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