Il prof emigrante – Anno III – Parte II – “La fine dell’inverno”

Day 164

Caro ministro (atto secondo)

12/02/2019

Gent.mo dott. Bussetti,

spero si ricorderà di me, le ho già scritto in passato una riverente lettera (Anno II – Day 348) in cui le suggerivo vivamente di trovare un modo per liberare le terre del Nord da quella infausta piaga che sono i docenti meridionali.

Ho visto che in questi ultimi mesi ha seguito le mie indicazioni soltanto per la seconda metà, con il plausibile blocco anti-trasferimento per i nuovi assunti: vogliono venire ad insegnare al Nord? Bene, che non pretendano di tornare giù. Cribbio! Cosa siamo? Una meta turistica mordi e fuggi? La Sharm-el-Sheikh del posto fisso?

Grande idea il ruolo regionale! Un corpo insegnante che nel tempo possa diventare padano al cento per cento, perché la convivenza fra individui così diversi al momento non è certo facile. Naturalmente, non siamo più ai livelli del passato, quando la disinfestazione delle cattedre al cambio dell’ora era la prassi in molte scuole (devo ammettere che anche loro – seppur – con la dovuta lentezza si stanno adeguando ad un minimo standard di pulizia personale).

Si stanno facendo piccoli passi avanti verso l’integrazione di questa gente. Mi permetto, cogliendo l’occasione, di suggerirle un progetto regionale legato all’autonomia che aiuti i colleghi del Sud a far perdere loro quella fastidiosa cadenza meridionale, in modo da non far percepire ai nostri fulgidi ragazzi il fastidio di apprendere nozioni da persone così distanti dai loro reali obiettivi minimi di civiltà.

Anche se, l’integrazione, secondo noi docenti della “base”, nati e cresciuti nel mito di Pontida, è SEMPRE la strada sbagliata.

Per la prima parte del mio antico suggerimento, ovvero garantire il 100% dei posti disponibili ai trasferimenti prima di effettuare delle nuove assunzioni a livello regionale, confido in lei, nella saggezza sua e del nostro Capitano Matteo.

Mandiamoli fuori dalle balle e basta. Se ne vogliono tornare alla loro “amata terra“, al sugo di mammà, alla loro spazzatura ammonticchiata ai bordi delle strade dietro cui a stento si scorge il mare del quale non sembra possano fare a meno? E sia! Che se ne vadano! Non mancheranno nel medio periodo i giovani insegnanti liguri, piemontesi, veneti, friulani e lombardi, tutti finalmente in forma e profumati, pronti a ripopolare e ringiovanire il nostro corpo docente, finalmente con stipendi adeguati, ben più alti di quelli attuali, frutto delle nostre stesse tasse!

Guardi, faccia anche un salvacondotto d’uscita – anche per i soli docenti meridionali impegnati al nord -, a quota 90 con decurtazione al 40%, tanto si accontenterebbero pure del reddito di cittadinanza, quei morti di fame, pur di tornare giù e guardi che gran risparmio per le nostre casse (anche perché, una volta attiva l’autonomia, i problemi di copertura saranno di quelle regioni, mica nostri. Sono sicuro che neanche lo capirebbero, quei terroni!).

E inoltre, signor Ministro, le vorrei mostrare tutta la mia solidarietà per quelle frasi che le sono state estorte controvoglia, che hanno fatto il giro di tutte le testate della stampa sovversiva di sinistra. Io l’ho capita, sa? Fra noi del Nord ci capiamo, c’è intesa! Le garantisco la mia solidarietà e quella di tutti quei professori del Nord Italia che si impegnano davvero, producendo quotidianamente ricchezza, fatturato e cultura. Al Sud sono solo dei fannulloni ed ha fatto bene a dirlo fra le righe. Lei voleva proprio dire questo ed ha fatto bene!

Oh, mi scusi lo sfogo, ma di fronte a certe pretese, la rabbia è tale che sembra che io non ci veda più dagli occhi ed inizio a scrivere di getto senza curarmi della forma.

Si impegnino di più! Che passino i loro weekend ad intonacare le scuole che cadono a pezzi. Mica possono aspettare che arrivi lo zio Ambrogio da Monza con la cazzuola pagata dai suoi contribuenti! Eh, no. I nostri contribuenti pagheranno per implementare qui servizi migliori, le nostre aule docenti Samsara, le comfort suite per i DSGA, i totem interattivi per il riscaldamento delle merendine già dalle scuole materne. Cosa ne può fregare a me, se cade il soffitto ad una scuola di Agrigento, a Barletta o a Khartoum?

Vorrei suggerirle infine un’ultima manovrina geniale, che forse verrebbe ad essere ancora più utile al nostro amato Capitano, un progetto che potrebbe portarlo a prendere due piccioni con una fava: un incentivo all’esodo.

Mi ascolti: se il cosiddetto “docente” meridionale che lavora qui da noi, volesse tornare al suo amato sud, potremmo garantirgli il trasferimento a patto che riesca a convincere CINQUE intere famiglie di studenti stranieri, possibilmente di colore, a seguirlo al sud nella scuola che vuole. Ci pensi bene, in un sol colpo ci liberiamo di un parassita statale, di una trentina persone che arrecano solo danno d’immagine alle nostre belle città e poi, dopo che se ne sono andati tutti… ZAAAAAC! Di nuovo la secessione, un bel muro alto dieci metri dall’Arno in giù e addio per sempre legami economici assistenzialistici con la Feccia del Sud!

Spero voglia cogliere i miei suggerimenti da umile insegnante del Nord.

Forza Lega, sempre!

(E, suvvia, torniamo a chiamarla Lega Nord, tanto quei pecoroni ci voteranno lo stesso)

Il prof emigrante

 


Continua nel Day 166 – Cuori lontani

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