Il prof emigrante – Anno III – Parte II – “La fine dell’inverno”

Day 218

Le Luci Blu della Notte

09/04/2019

 

Notte infrasettimanale, ore 02.00 circa, qualche giorno fa.

Il prof ritornava dall’Urbe al paesello solcando le statali delle valli appenniniche con gli abbaglianti fissi – non c’era un anima viva -, le cuffiette operative su un Max Gazzè a volume spudorato da live sotto il palco e il pensiero un po’ triste alle cinque ore che restavano al suono della sveglia successiva.

Mancavano pochi km al sospirato letto, quando da lontano, scorgeva un bagliore blu, poco oltre una curva a gomito.

La luce inequivocabile precedeva di pochi istanti la visione di una paletta e una divisa con un minaccioso mitra a tracolla.

Piccolo esame di coscienza:

Cinture: ok
Assicurazioni, bolli, revisioni, ecc.: ok
Alcoolici: ok (ultima birra – una media rossa spillata con cura da una barista vagamente ammiccante – oltre 3 ore prima)
Espressione vigile: ok (quantomeno quella che la natura mi ha fornito)

Accosto.
– Patente e libretto.
– A lei.
– Grazie, resti pure in macchina.

Passano un paio di minuti e inizia il dialogo:

– Lei è di Catania?
– Si.
– E come ci è finito da queste parti?
(Sorrido) – Guardi, me lo chiedo ogni giorno!
Sono un insegnante, lavoro nella scuola qui vicino.
(Stupito) – MARONNAROCARMIN’!!!! E da Catania l’hanno mandata qui?
– E che ci posso fare! Si deve lavorare, no?
– Che è stata? La buona scuola?
– Già, è informato.
– Certo, mia sorella Nunziatina è finita a Pordenone. Io ce l’aggia ditt’… chist’è ‘na strunzata! Statt’accuort a chill c’adda fà!

Arriva il collega e mi restituisce i documenti. Il napoletano, in clima ormai cordiale, si sbilancia nelle presentazioni.
– Salvatò, chist’è paisanu toje!

E così prende il via una discussione di 15 minuti con i carabinieri sulle nostre origini, su quanto gli manca l’Etna, sulla festa di S. Agata, su come è finita male alla squadra del Catania, ecc. ecc., fino al passaggio dell’auto successiva che, a quell’ora accolgo come una liberazione.

Il prof conciliante
___________
Note: Questo è un airport live.

E mi hanno appena detto che il volo ha un ritardo di 2 ore.
Fate conto che io stia urlando adesso accanto al vostro orecchio.

Edit.1
Aggiornamento. Ritardo di QUATTRO ore e partenza prevista all’1.37.
Adesso sto gridando DENTRO il vostro orecchio.

Edit. 2
Ore 00.35. All’inizio della quinta ora di attesa, bivaccanti in aeroporto senza alcun barlume di informazione utile, i passeggeri del Vueling per Roma delle 21.30, assumevano le posizioni più strane:

Configurazioni laoocontiche intorno alle poltroncine grazie agli splendidi braccioli spezzacomodità, gente arricciata su se stessa sui tavolini dei bar, un ragazzino alla quarta Coca Cola che non smette di dare da parlare a tutti – pure alle piante -, le signorine del desk che cercano di far star buona la gente lanciando buoni pasto e moduli rimborso, una mamma-eroe in lacrime da ore sola con due bambini che veniva consolata dai suoi bambini stessi, lo pseudo-playboy sessantenne che ci provava con due ragazze di 20, sciami di ragazzi attaccati come sanguisughe alle colonnine per ricaricare i cellulari, attacchi di risate isteriche diffuse, apparizioni mistiche al banco del gate e, chicca finale, un signore anziano impeccabile in completo gessato nero con panciotto che dorme composto in piedi, in perfetta perpendicolarità con il pavimento come una divinità egizia.

Sono fiducioso. Ce la faremo.

Edit 3:
Ore 03.49. Otto ore dopo. Sono arrivato a casasù

 


Continua nel Day 220 – Ordinary World

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