Ferragosto negli anni ’90: La luna, i falò e le “situazioni impossibili”

Spiaggia di Fondachello, provincia di Catania, ore 23.59 del 14 Agosto 2001, densità di popolazione: 2,6 persone per metro quadrato, spesso mai incontrate prima e portatrici sane di sconosciuti odori di una certa rilevanza. Frase ripetuta più spesso: “No… L’anno prossimo non se ne parla!“.

L’arcano fascino della notte di Ferragosto fino ai primi anni di questo millennio era innegabile. Per comprenderlo è necessario utilizzare un’analisi scientifica, suddividendo l’Evento (con la “E” maiuscola) nelle 5 imprescindibili fasi che lo costituivano.

1 – Brainstorming. A monte, vi erano due principali correnti organizzative: la prima prevedeva un approccio estemporaneo: “Ci vediamo alle 9, poi compriamo qualcosa da mangiare e, arrivati lì, cerchiamo la legna” (questo “arrivati lì, cerchiamo la legna” aveva sempre qualcosa di inquietante, forse perché i boschetti incolti che affiancano il litorale marino non rappresentavano una sfida degna, e a volte si vedevano bruciare delle sedie, qualche comodino e persino porte d’ingresso con ancora lo spioncino attaccato…); la seconda, di carattere più metodologico prevedeva invece che – in tempi in cui whatsapp e i suoi gruppi erano solamente una fantasia remota -, la serata iniziasse ad essere pianificata a metà Luglio, con 17-18 telefonate al giorno, anche se si era in 4 gatti, con picchi di comunicazione ininterrotta dal 13 Agosto mattina, in modo che la “squadra” al momento giusto funzionasse come un orologio svizzero: “IO porto l’aranciata, due assi da ardere e 13 bicchieri; TU verrai con la tovaglia, 7 fiammiferi e altri 5 bicchieri; LEI porta l’insalata di riso senza la maionese, ma con piselli e carciofini nel rapporto prestabilito di 4 a 1; QUELLO può venire, ma deve portare 5.02 €, perché non si arriva <<a tavula cunzata>>!“.

Su, trovate il vostro, quello che avete accidentalmente gettato nel falò e miracolosamente avete ripreso perfettamente funzionante dalla cenere

2 – La terra promessa. La prima vera sfida era conquistare il proprio territorio, magari senza calpestare al buio nessun culturista irascibile. Per questo si mandava il povero Cristo, lo sfigato del gruppo, già alle 4 del pomeriggio, a piantare la bandiera del branco in mezzo ai bagnanti regolari. Serviva occupare lo spazio per un falò, con almeno 10 stuoie stese a circondarlo, per gli zaini Invicta strapieni, le cibarie ( per intenderci, la teglia con la parmigiana copriva circa un metro quadrato, tagliare l’anguria poi richiedeva spazi di manovra ampi e se ti beccavano con il coltellaccio da cucina preso in prestito di nascosto a casa della nonna chianchiera, rischiavi di passare la notte a doverlo giustificare ai carabinieri), poi i telefonini (i vecchi, gloriosi ed indistruttibili Nokia) indispensabili per scambiare sms con chi stava al lato opposto del falò, e il televisore portatile per la partita dell’Inter. In pratica andava conquistato mezzo ettaro di territorio. Il tutto senza badare a: 1) ragazzi che giocavano a pallone utilizzandoti, a tua insaputa, come palo della porta; 2) ragazzine in famiglia, quindi inabbordabili per noi spietati “cacciatori“, che portavano il mangianastri del 1981 con tutto il repertorio di Michele Zarrillo sparato ad altissimo volume; 3) il “rasta” della comitiva limitrofa che cominciava a suonare il bongo alle 19.00 e probabilmente avrebbe smesso di suonare solo quando fosse stato convinto di essere realmente in Giamaica. 4) Le famigliole che avevano avuto la splendida idea di portare con loro in riva al mare i propri cani, 60 kg a testa… che ogni volta che si muovevano ti sembrava di essere a Pamplona inseguito da una mandria di tori.

“Sono l’elefante e noooooooooooooooooooooooon ci passo…”

3 – L’agonia, ovvero il famigerato bagno di mezzanotte (usanza pericolosa, se abbinata ai panini pieni di un campionario di specialità siciliane acquistati al camion un’ora prima). L’ingresso in acqua era poi un’impresa titanica: o si prendeva il coraggio a due mani e ci si lanciava correndo verso l’acqua come un velocista olimpico (c’è chi fa anche 100 metri lasciando dietro di sé una scia di devastazione: persone travolte, passeggini rovesciati, pizze riempite di sabbia, ecc.), oppure, a passo di lumaca, ci si immergeva in acqua, fino ad emettere urli angoscianti quando il pelo dell’acqua gelida lambiva le “no-fly zone” del nostro corpo. Durante il bagno (rigorosamente “nature” per i più audaci; fra questi c’era sempre qualcuno che rimaneva mezz’ora in acqua, in attesa che gli altri gli restituissero il costume) occorreva tenere sempre un occhio vigile verso il proprio accampamento, sempre e comunque troppo vicino a quello degli altri. Poi, finalmente ci si asciugava attorno al falò, la cui durata media nonostante i preparativi era approssimativamente di 50 minuti, 45 dei quali necessari all’accensione.

A Fondachello il mare diventa profondo a 5 metri dal bagnasciuga. Se eri fortunato ti ripescavano subito, bottiglia in mano compresa, altrimenti ti “spiaggiavi” sbronzo l’indomani mattina a chilometri di distanza.

4 – La nuit. Per cominciare, si DOVEVANO cantare sia “La canzone del sole” che “Alba chiara” (se non era legge dello Stato, poco ci mancava…), altrimenti non ci si sentiva dentro lo spirito della serata. Attorno al falò, poi, si respirava proprio una bella atmosfera, ci si sentiva allegri… anche se la bella atmosfera era inevitabilmente causata dall’odore proveniente da una comitiva vicina, quella in cui c’era il bongo, lo stesso che qualche tempo prima avevi sentito per le vie di Amsterdam. Tutto bello e romantico, specialmente se riuscivi ad evitare che il vicino di stuoia ti vomitasse nello zaino la caponata e tutto quello che ci aveva bevuto sopra. Intorno alle 04.00, cominciavano le ronde: gruppi di loschi individui muniti di torce elettriche macinavano chilometri sulla spiaggia puntando le loro luci al volto di chi stava giù sdraiato: Leggenda vuole che cinque belle ragazze straniere, per un paio di anni consecutivi, fecero un lungo giro notturno chiedendo a tutti i gruppi la stessa domanda in un italiano stentato: “Avete qualche situazione impossibile?“, pur non essendo assolutamente in grado di comprendere la risposta. C’è tuttora chi ci perde il sonno, chiedendosi cosa cercassero e tutt’ora le aspetta, come il mito del Kraken. Poi, d’un tratto, scendeva il silenzio. Nessuno l’indomani avrebbe mai ammesso di aver fatto in spiaggia più di 4 ore di sonno.

Le grandi domande dell’indomani: Come? Cosa? Quando? Perchè?

 

5 – L’alba di Ferragosto. L’obiettivo finale era vedere l’alba di ferragosto, ma l’alba stessa restava uno dei misteri che ci si trascinava dietro, poiché in spiaggia, a quell’ora, dopo una notte in bianco e 1-2 litri di birra (o altro) a testa, non ti avrebbero svegliato neanche le cannonate. Un buon 20% di chi aveva cominciato la serata carico di entusiasmo si svegliava poi alle 10 del mattino, vestito, sotto un plaid nonostante i 35 gradi, davanti allo sguardo perplesso dei bagnanti. Così, dopo i cornetti caldi (d’estate!) o una più normale granita, si tornava a casa pronti per aspettare il ferragosto dell’anno successivo.

 

 

L’Alba a Fondachello. Chi l’ha mai vista davvero?

 

E l’indomani, cosa restava da dire? “No… l’anno prossimo non se ne parla!“.

 


NOTE 

  • Articolo pubblicato sul supplemento “Vivere” del quotidiano “La Sicilia” il 14/08/2002 e lievemente rivisitato per l’occasione

DISCLAIMER

  • Adesso la pratica del falò in spiaggia è stata vietata quasi dappertutto e razionalmente è giusto così. Però… il ricordo di quei giorni resterà indelebile.
  • Foto prese da internet, se dovessero dare fastidio a qualcuno, le rimuoverò immediatamente

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