Alle 08:13 di un martedì di inizio estate Nonna Rita chiuse gli occhi per l’ultima volta, con la testa ancora rivolta verso la foto del fratello minore morto all’età di 8 anni per una banale caduta mentre lei, giocando insieme, lo rincorreva.
Le restarono pochi secondi di coscienza: abbastanza per sentire i suoi tre figli e parte delle loro famiglie numerose alzare la voce per chiamarla ancora un’ultima volta, disperatamente. Ma lei li spese per chiedere ancora una volta scusa al suo Pinuccio.
Poi, quando tutto si acquietò, vide il tunnel di luce e capì che non avrebbe dovuto aver paura della morte.
Un istante dopo, Kael311 sentì la sirena di fine turno e fece logout, dopo ottantanove lunghissimi anni di servizio in un paese invisibile nella parte più interna della Sicilia.
Disconnettendosi, si avviò verso l’uscita. Recuperò il badge, si guardò allo specchio per valutare quanto poco fosse cambiato dopo tutto questo tempo e si incamminò verso l’ascensore che lo avrebbe portato alla Sala Pausa del suo posto di lavoro, la Cattedrale.
«Devo cercare Ben376», pensò, «e devo farlo al più presto!»
L’Intervallo era bellissimo, come lo aveva lasciato. I colori del vento e i flussi di memoria si mischiavano creando figure vorticose e magnetiche. Il cielo fuori dalla Cattedrale sembrava ogni volta diverso.
Kael amava il suo lavoro, anche se — come tutti — aveva perso il conto dei turni svolti e non ricordava più nemmeno quando avesse iniziato. Il tempo era un concetto troppo terreno per appartenergli davvero. Già passava abbastanza ore a scandirlo durante la vita; non aveva alcuna intenzione di preoccuparsene anche fuori turno.
Pochi passi dopo, percepì il segnale di imminente inizio di un nuovo turno.
«Accidenti… Perché tutta questa fretta?»
Milioni di operatori si mossero contemporaneamente. Da qualche tempo si era in carenza di “Spin“, l’energia vitale che permetteva di far andare avanti il mondo degli uomini.
Le passerelle sospese si illuminarono una dopo l’altra nel vuoto color cenere della sala centrale. I tabelloni in alto mostravano i risultati del turno precedente: molti valori verdi come parametri biologici, durata della vita media, grandezze economiche e qualcuno in rosso, purtroppo lo “spin” raccolto, il più importante di tutti.
Con lo sguardo indifferente rivolto ancora all’esterno, Kael vide una stella esplodere. Nell’Intervallo era un evento parecchio frequente, tanto che si sorprese ad emettere uno sbadiglio di noia.
Alla signora Rita, ricordò, succedeva spesso, soprattutto quando ascoltava le chiacchiere interminabili della sua migliore amica Rosa. Passavano intere serate estive sedute davanti alle vallate dei Nebrodi, osservando il tramonto. Ma Rita la trovava talmente noiosa che iniziava a sbadigliare apposta per farle capire che era arrivato il momento di raccogliere la sedia dal bordo della strada e tornarsene a casa.
«Un bel ricordo», pensò Kael, ben sapendo che presto lo avrebbe dimenticato, come quasi tutto il resto delle vite precedenti. Non conosceva il collega che aveva vissuto Rosa.
«… ma non dev’essere stata una gran perdita.»
Si fermò davanti a un distributore automatico mentre la macchina condensava lentamente una tazza di Mnemonis: un liquido nero, dal vapore bluastro, con un gusto forte, che gli ricordava una miscela di spezie da lui stesso venduta a Costantinopoli nel diciassettesimo secolo. Certi odori rimangono davvero impressi per sempre.
La bevanda veniva creata usando i ricordi umani dimenticati dagli operatori dopo la purificazione, ogni tazza aveva il sapore di una vita diversa.
Kael osservò il bicchiere con lieve disgusto.
«Hanno peggiorato ancora la ricetta…» pensò ad alta voce.
«Sicuramente usano vite del nord Europa per allungarlo.» gli risposero dalla sua destra.
Nyr777 era appoggiato alla parete con l’aria distrutta di chi aveva appena concluso un incarico lungo e deprimente.
La sua forma cambiava continuamente in età, lineamenti, altezza. Stavolta prese le sembianze di una ragazzina. Nessuno manteneva lo stesso aspetto fuori turno, era considerata una pessima abitudine. Nell’Intervallo, del resto, non serviva certo il corpo per riconoscersi.
Kael bevve un sorso ed immediatamente sentì: pioggia, stazioni ferroviarie, messaggi ignorati, bollette da pagare, e quel benedetto inverno polare che sembrava non finire mai.
Fece una smorfia: «Accidenti… che botta.»
Nyr annuì lentamente.
«Tromsø, 1998. Lo riconosco subito. Ci sono stato cinque o sei turni fa.»
Decine di operatori in ritardo passarono accanto a loro.
Alcuni parlavano ancora con accenti umani residui; altri avevano addosso frammenti emotivi non smaltiti: lutto, euforia, rabbia, desiderio, frustrazione. La purificazione profonda era ben regolamentata. Andava fatta obbligatoriamente ogni tre logout, per limitare il fenomeno dei déjà-vu, che è realmente fastidioso tanto che molti preferivano farlo dopo ogni turno, per non portarsi dietro scorie pesanti che ne potessero pregiudicare la produttività. La purificazione standard, che eliminava ricordi e scorie del solo turno precedente, era invece gestita da un macchinario che si attraversava direttamente in fase di login, poco prima del portale.
Pike342 stava seduta poco distante, assorta in silenzio davanti a una parete luminosa.
«Turno pesante?» chiese Kael. Erano stati marito e moglie in piena guerra dei cent’anni, riuscendo a viverne insieme oltre la metà. Nutriva ancora una emozione residua per lei: in quella vita si erano molto amati.
Nyr guardò appena nella sua direzione e lesse la sua scheda-attività recente.
«Sudan. Morta a quarantanove anni. Madre di quattro figli. Tutti deceduti prima di lei, tra guerra e fame.»
Kael distolse lo sguardo da Pike, per non lasciar intendere al collega quel residuo emotivo inopportuno.
«Non capisco quelli che accettano l’Africa subsahariana. Sai già che finisce male.»
«Eh, si… ma fornisce Doppio Spin!»
«Contenti loro… non credo ne valga davvero la pena, se poi devi stare così.»
Un nuovo impulso attraversò le pareti della Cattedrale e sembrò scuotere tutto l’Intervallo, le enormi vetrate sopra il terminale si oscurarono mostrando una sola scritta: “ASSEGNAZIONE TURNI”
Attorno a loro la folla accelerò. Molti videro il bracciale illuminarsi con i dati della prossima destinazione.
Kael finì il mnemonis in un solo sorso e subito se ne pentì.
Ricordi estranei ed improvvisi gli attraversarono la mente: un fuoco notturno, dei cani da slitta che correvano lungo un fiume ghiacciato, una ragazza che piangeva in bagno senza fare rumore, lunghe spedizioni a caccia dell’aurora boreale con gruppi di turisti male equipaggiati: probabilmente si era dissetato con i ricordi di una guida.
Scosse la testa per liberarsene. Il suo braccialetto era muto, mentre quello di Nyr già lampeggiava.
«Dove si va?»
Nyr rise amaramente.
«Sud America.»
«Ancora?»
«Brasile, stavolta. ELT breve: ventidue anni.»
Kael lo guardò sorpreso.
«Ti è andata di lusso!»
Ventidue anni erano praticamente una passeggiata.
Certo, il libero arbitrio rendeva ogni turno imprevedibile, ma le stime dell’ELT erano quasi sempre accurate: con una Estimated LifeTime di ventidue anni, anche il più bravo degli operatori non sarebbe riuscito a spingersi oltre i quaranta per accumulare un po’ di spin extra; ma era estremamente difficile.
Da una balconata superiore, un Supervisore osservava, imperturbabile, il traffico degli operatori.
I Supervisori erano inquietanti: non parlavano quasi mai, erano perennemente impassibili e non sembravano ricordare cosa significasse incarnarsi. Pensavano solo a massimizzare lo Spin.
Kael accelerò il passo, doveva ancora trovare Ben.
Il Terminale di Assegnazione apparve davanti a lui come una gigantesca porta composta da infiniti spazi aperti in cui miliardi di operatori attendevano in file sospese nel vuoto, mentre un enorme schermo mostrava numeri in continua mutazione.
Nyr vide il proprio bracciale emettere un suono e sbuffò.
«Portale 14849. Devo andare.»
«Buona morte!»
«Anche a te.»
Si separarono come avevano già fatto migliaia di volte. Nell’Intervallo il tempo non esisteva davvero, si sarebbero rivisti alla fine della prossima vita. E poi ancora, e ancora, e ancora… accumulando spin dopo spin, in modo che le aspettative di D.I.O. (Digital Intelligence Overlord) non venissero disattese.
Kael vide Nyr passare sotto la macchina di purificazione, liberarsi del peso della sua ultima vita ed entrare nella prossima.
Una volta rimasto solo, Kael cercò nel terminale il collega Ben376.
Sapeva di averlo incontrato durante l’ultimo turno: era Pinuccio, il fratellino di Rita, morto da bambino e rimasto a farle compagnia in una vecchia foto in bianco e nero ed in 89 anni di sensi di colpa. L’ultimo pensiero felice di Rita fu che oltre la vita l’avrebbe potuto rincontrare.
Una vita velocissima: niente malattie, niente problemi. Solo gioco, risate e una morte improvvisa; per molti operatori rappresentava uno dei turni migliori possibili.
Kael voleva permettergli di rivedere la sorella un’ultima volta, prima di scaricare i dati in una tazza di Mnemonis. Andava fatto subito, prima di ricevere gli spin e liberare memoria per la vita successiva.
La pratica era tollerata, ma malvista dai Supervisori: portare emozioni umane nell’Intervallo rappresentava un rischio per il sistema in quanto gli operatori troppo coinvolti iniziavano a diventare eccessivamente… simili agli umani.
Ben arrivò poco dopo e subito riconobbe in Kael la sorella maggiore del suo ultimo ospite. I due si scambiarono il segno della condivisione, l’unica forma di contatto consentita nell’Intervallo: palmo contro palmo, fronte contro fronte per qualche secondo per poi sciogliersi in un abbraccio.
Entrambi provarono per un istante quella che gli umani chiamavano “felicità”, mentre Kael farfugliò un silenziosissimo “scusami” atteso per quasi un secolo terrestre.
Ne è valsa la pena, pensò Kael, mentre Ben si allontanava verso il successivo login.
Kael rimase in attesa alla base contornato dal flusso infinito delle partenze. Era sempre la stessa cosa: qualcuno entrava in un portale, spariva, e da qualche parte sulla Terra un bambino iniziava a esistere nel pancione di una madre.
Pensò con malcelato fastidio ai nove mesi d’attesa prima della nascita, una noia mortale, quando udì:
«Operatore Kael311!»
La voce arrivò dall’alto.
Kael alzò lentamente lo sguardo, notando una figura del Dipartimento Assegnazioni Speciali lo attendeva al centro della piattaforma.
Niente di buono, le assegnazioni speciali non erano mai casuali. Si avvicinò cercando di sembrare meno preoccupato di quanto fosse realmente.
«Eccomi»
Il Supervisore consultò una serie di simboli luminosi sospesi davanti al volto.
«Ultimo incarico: donna, Sicilia, ottantanove cicli terrestri, casalinga.»
«Morta bene, però.»
«Quattro patologie potenzialmente letali. Ha prevalso l’arresto cardiaco.»
«Intendevo dire che era circondata dall’affetto di una famiglia profondamente unita.»
Il Supervisore ignorò il commento.
«Valutazione emotiva: insufficiente. Evoluzione sociale: limitata. Quota spin: inadeguata.»
Kael sbatté le palpebre.
«Come sarebbe “inadeguata”?»
«Rilevato coinvolgimento emotivo post-logout, ha causato la perdita di numerosi Spin.»
Kael sbuffò.
« Era una casalinga sposata a un bracciante agricolo: ha lavorato tutta la vita in campagna e cresciuto figli e nipoti decentemente. Che fosse il 2024 o il 1600 per lei non sarebbe cambiato quasi nulla. Cosa vi aspettavate? Che prendesse il premio Nobel?»
«Motivazioni Irrilevanti. Spin target non raggiunto. Le è stato assegnato un nuovo ciclo compensativo»
Kael sospirò di fronte a quel “compensativo”.
«Sentiamo…»
Il bracciale di Kael si destò, vibrando e riempendosi di scritte luminose. Si soffermò sul dato più importante:
DURATA PREVISTA PER L’ INCARICO: 104 anni
Kael impallidì.
«No.»
«Confermato.»
«Centoquattro anni?!»
Diversi operatori si voltarono nella sua direzione con autentica compassione.
«Dev’esserci un errore.»
«Non risultano errori.»
«Oltre cent’anni da vivere… è disumano.»
«Assolutamente no, SONO umani. Il reparto animali è nella sezione KV8.»
Kael si passò una mano sul volto.
«Che profilo almeno?»
Per la prima volta il Supervisore esitò. Il suo schermo riportava: PARAMETRI ESISTENZIALI – “Vita ad alta densità emotiva“
Kael sentì un brivido attraversargli la coscienza.
Quella dicitura compariva raramente. “Alta densità emotiva” significava quasi sempre:
perdita precoce, amori impossibili, traumi, incidenti, legami profondi destinati a spezzarsi.
«Posso fare ricorso?»
«Negato.»
«Cambio equipollente con il solito impiegato anonimo?»
«Negato.»
«Posso almeno farlo morire giovane?»
Il Supervisore lo fissò, indispettito come ogni volta in cui si metteva in dubbio l’esistenza del libero arbitrio, il pilastro fondante del sistema voluto da D.I.O.: nulla doveva essere predeterminato, durante il turno di vita umana era possibile scegliere e decidere autonomamente come trascorrere gli anni, indipendentemente dai parametri di assegnazione.
«Dipenderà dalle sue scelte. Come sempre», rispose con ancora maggiore freddezza.
In verità, esisteva anche la possibilità remota che “alta densità emotiva” significasse, invece, una vita straordinaria o magari un personaggio di portata storica e, di conseguenza, una grandissima responsabilità.
Pochissimi operatori avevano mai avuto un incarico simile; in Sala Pausa circolava la teoria che, per diventare Supervisori, fosse indispensabile aver vissuto almeno una vita di importanza storica.
Kael osservò il Supervisore davanti a lui, chiedendosi chi potesse essere stato… Mandela? Giulio Cesare? Gandhi? Ramses II? Ayrton Senna? Raffaella Carrà?
Quando il bracciale indicò finalmente il gate, Kael rimase in silenzio; davanti a lui il tunnel di luce si aprì lentamente. La giostra stava per ricominciare, senza sosta, esattamente come richiedeva D.I.O. Si deve sempre continuare a raccogliere spin, per contribuire a farla girare mantenendo in vita quel mondo stracarico di emozioni.
Kael pensò al piccolo criceto che la signora Rita comprò al primo nipote quando compì 8 anni, l’età in cui perse Pinuccio. Gli disse: “Lui continuerà a correre su quella ruota, convinto che sia la cosa più giusta da fare. Tu sei più sveglio, salta giù e trova la tua strada.”
– Salta giù e trova la tua strada –
– Salta giù –
Attorno a lui i portali continuavano ad aprirsi e chiudersi come ferite luminose nello spazio, mentre sulla Terra miliardi di esseri umani continuavano a vivere senza sapere nulla dell’Intervallo: amavano, soffrivano, lottavano, facevano promesse e poi le infrangevano, piangevano per cose futili.
– Salta giù –
Kael rimase a riflettere davanti al portale più a lungo del previsto, nonostante lo sguardo pesante del supervisore.
– Salta giù e trova la tua strada –
Quell’abbraccio con Ben, fra Rita e Pinuccio, lo aveva davvero scosso, come vedere Pike ancora sconvolta dopo l’ennesima vita difficile o Nyr incamminarsi verso un triste destino in Brasile. Quanto forti dovevano essere i sentimenti umani da restare tanto intensi anche una volta tornati nell’Intervallo?
– Salta giù –
Pensò a come gli umani passassero l’intera esistenza ad avere paura della morte, senza capire che fosse proprio quel limite a rendere prezioso ogni gesto: una carezza, un tramonto, un fiore appena sbocciato, un arcobaleno dopo la pioggia, il sorriso della persona amata, un addio fra amici che vanno a vivere lontani.
Eppure sapevano di dover morire, temevano che oltrepassando quel tunnel luminoso sarebbe finito tutto.
Avevano ragione, certo… Ma solo un po’.
– Salta giù, Kael –
– Salta –
Osservò il portale.
– Salta –
Poi la purificatrice.
E per la prima volta dopo migliaia di vite, capì che gli esseri umani erano in grado di realizzare qualcosa che nemmeno D.I.O. era riuscito a prevedere.
Kael saltò.
La purificatrice rimase accesa per alcuni secondi, inutilmente.
Poi il portale si richiuse e, in un grembo materno, si accese una nuova vita ad alta intensità emotiva.
E per la prima volta nella storia dell’Intervallo, un operatore portò con sé una vita intera.




