Il prof emigrante – Anno III – Parte II – “La fine dell’inverno”

Day 240

Le ferie

30/04/2019

 

Quest’anno, per la prima volta da quando sono di ruolo, ho chiesto e ottenuto ferie durante l’anno scolastico.

Ho preso, proprio in questo mese di aprile, i 6 giorni che ci spettano da contratto come docenti di ruolo, in aggiunta ai 3 di permesso retribuito (dei quali paradossalmente devo ancora usufruire).
Più che un semplice ponte, mi si è creato un viadotto, tanto lungo che mi avrebbe permesso di varcare un piccolo golfo. Sono sceso a casa il 13 Aprile, risalirò al paesello di servizio domani 1 Maggio. Per intenderci, cash permettendo, le navi da crociera ci fanno la transatlantica in questo periodo: 20 giorni di all inclusive spudoratamente ipercalorico fra le sponde del Sud America e le coste mediterranee.

Non erano queste, purtroppo, le mie intenzioni al momento della richiesta e, peraltro, sapete già come è andata a finire. La necessità di stare vicini in un momento di difficoltà che speravamo passeggera si è trasformata in un devastante lutto con il quale io e la mia famiglia tuttora stiamo facendo i conti. Sono felice di aver incontrato l’umana comprensione del mio DS nella gestione di tutta questa situazione, compresa la successiva trasformazione dei giorni di ferie in giorni di congedo per lutto.

Non è però di questo che vorrei parlarvi. Quanto piuttosto di un articolo che ho letto ieri su La Tecnica della Scuola, rispettabilissima testata che si occupa del nostro mondo. Un articolo che, complici gli sbalzi umorali post-traumatici di questi giorni, mi ha fatto letteralmente infuriare.

L’articolo riporta testualmente: «In un Liceo scientifico a indirizzo sportivo della Calabria si registra che, in coincidenza di questo mancato ponte, molti insegnanti abbiano prolungato le vacanze richiedendo i permessi retribuiti per motivi personali o di famiglia»

Il tono è sensazionalistico, ma ormai è prassi sociale, come sensazionale è il contenuto: i docenti hanno chiesto un permesso che contrattualmente spetta loro!

C’è un certo disprezzo malcelato nell’uso dell’espressione “hanno prolungato le vacanze“, che fa presa sul nervo scoperto di chi non fa il nostro mestiere e si lamenta un giorno si e l’altro pure dei “tre mesi di vacanza” e delle sole “18 ore a settimana“, tutti argomenti spesso parenti stretti di chi ci vede come i soliti “dipendenti statali fannulloni che si leggono il giornale in classe“.

Poi continua: «I docenti presenti a scuola hanno contato circa una ventina di docenti che non sono rientrati in servizio», frase che trasuda l’invidia dei colleghi e la meschinità del voler far notare (A chi, poi? Al dirigente? Alla famiglia? All’opinione pubblica? Alla coscienza dei defunti? Alla vicina di casa?) il proprio meraviglioso zelo.

Come se non fosse normale che un dirigente, prima di accordare ferie e permessi non sia in grado di considerare se un certo numero di assenze simultanee possano pregiudicare o meno il buon funzionamento della scuola.

«ma in particolare un docente non solo si è assentato dal servizio, ma ha postato sul suo profilo facebook personale le foto che ritraevano lui e la sua famiglia in vacanza a Capri
Ohmmiodddddio. Davvero? Un docente in ferie ha trascorso qualche giorno in vacanza? Come è mai stato possibile? Una cosa così orrenda! Signore, se esisti, proteggici da questo scempio immane che i nostri occhi hanno potuto leggere.

«Nei commenti dello stesso prof, si evince che si trova in vacanza con la famiglia proprio nei giorni di assenza da scuola

Mi sarei aspettato lo stesso tipo di attenzioni (non è chiaro da parte di chi… del giornalista, dei colleghi invidiosi, dell’amante al lavoro…) per un criminale, un latitante, al massimo per un collega che aveva presentato un certificato medico, non certo per un collega nel pieno esercizio dei suoi diritti. E poi il tono di disprezzo per l’aver osato utilizzare i social network per condividere le sue emozioni? Ma davvero? Nel 2019 è una cosa così ripugnante? Siamo insegnanti e allo stesso tempo persone. Una nostra foto in vacanza, mantenendo un certo contegno, non pregiudica certo la nostra professionalità.

«I colleghi che hanno ripreso servizio commentano, allibiti e increduli, come ci si possa assentare da scuola per andare in vacanza e a divertirsi mentre gli studenti hanno ripreso le attività
Poveri piccoli colleghi in servizio. Pensate che una volta ho sentito di un medico di famiglia in vacanza mentre dei pazienti avevano il raffreddore, di un impiegato di banca in ferie nonostante i correntisti fossero in vita, di un agricoltore andato al mercato che non ha assistito alla crescita delle proprie zucchine in diretta! Che persone ignobili! Che animo insensibile! Quanto deve essere triste la vita di una persona che invia ad una testata giornalistica un commento del genere! Senza contare che hanno meschinamente messo in mezzo, per giustificare la loro acredine, “il bene gli studenti”.

«I docenti di quel liceo commentano che lo stesso docente, che ha partecipato alla prova scritta del concorso per DS, si era assentato per malattia proprio per oltre 10 giorni a ridosso della prova scritta.»

Che dire poi della concentrazione di doppie lauree? matematica e medicina, lettere e medicina, con specializzazione nella lettura del contenuto di certificati medici direttamente dagli archivi informatici dell’INPS, presa magari alla prestigiosa università della vita. Cosa è questa? Una insinuazione? Un sospetto? C’è una denuncia? Una richiesta formale di chiarimenti? O è più un commento da comari di cortile? Siamo praticamente in una situazione da BoccaDiRosa.

Infine, dopo tre paragrafi in cui viene correttamente spiegata la normativa, l’autore dell’articolo conclude la sezione normativa con «La norma serve al docente in caso di bisogno e non è soggetta a concessione del Dirigente scolastico, che ha solo il compito di controllare la correttezza della documentazione e dell’autocertificazione che sia conforme a un motivo familiare o personale. Si rammenta che l’autocertificazione è un atto di responsabilità del docente che non deve dichiarare il falso, ma deve autocertificare il motivo della richiesta di permesso retribuito». Bene, tutto giusto.

Infine, ultimo paragrafo: «Nel fatto in specie è probabile che il docente non abbia chiesto i giorni per fare una vacanza a Capri, ma abbia richiesto i giorni per altri motivi,» praticamente una ipotesi buttata lì su una opinione campata per aria.

Chiusura in bellezza: «oppure ha scritto di volere due giorni per una vacanza con la famiglia e allora saremmo nel caso che esistono Dirigenti che concedono i ponti e mandano i prof in vacanza.»

Una frase tombale, lapidaria (scusate, ultimamente non riesco ad respingere questi aggettivi) che invoca un’unica grande molteplicità di interrogazioni collettive:

1) E allora? (versione edulcorata di ESTIC…!)
2) Non siamo liberi di impiegare come vogliamo i nostri giorni di ferie?
3) Il dirigente non è libero di concedere le ferie, nel caso in cui la copertura economico/didattica sia garantita, anche per fare una vacanza?
4) Dobbiamo rinunciare ai nostri diritti solo perché abbiamo dei pessimi colleghi rosi dall’invidia?
5) Siamo o non siamo in grado di svolgere con ottimi risultati il nostro lavoro gestendo nei limiti della normativa i tempi della nostra attività didattica senza il giudizio di altri colleghi?

Mi fermo qui. Siamo una categoria irrimediabilmente divisa, che si nutre di rancori e perennemente in cerca di un nemico da attaccare anche all’interno dello stesso istituto. Non importa che si tratti di un dirigente, di un collega, dei precari, degli insegnanti di ruolo, di chi è entrato tramite concorso, di chi ha fatto poco precariato, di chi è su sostegno, di chi è su potenziamento, di chi è in una sezione privilegiata, di chi si veste bene, di chi si veste male, di chi ha la luna dritta e osa sorridere al mattino… avremo sempre qualcuno di “diverso” da noi da attaccare, nella orrenda speranza che se abbiamo incontrato qualche difficoltà noi, la debbano incontrare tutti, possibilmente anche in misura maggiore.

E su quest’odio reciproco, ci sarà sempre qualcuno che proverà a trarne beneficio.

Il prof emigrante, ma soprattutto amareggiato
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Note a margine
1) Domani si risale in auto, quindi, per tornare giù già sabato in aereo. La formazione è nuova: io alla guida, mio suocero alla navigazione con delega alle deviazioni più improbabili (“Sai, ho sempre sognato di vedere il centro di Sala Consilina”), mia suocera nel sedile posteriore (e io non ricordo se ho cambiato le lenzuola prima di tornare giù) insieme al mio figlio piccolo – soprannominato dalle colleghe locali che lo hanno già conosciuto come “Er Chicco” -, per la prima volta solo con il papà, per l’angoscia di Lei.

 


Continua nel Day 242 – I miei suoceri

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