Il Prof Emigrante – Anno III – Parte I: “Brividi a Subiaco”

Day 20

Quelle giornate un po’ così

20/09/2018

Le riconosci già al mattino, quando ti affacci alla finestra e vedi i banchi di nebbia che ancora si affannano a rincorrersi nelle vallate che circondano il paesello, creando paesaggi alieni, quasi irreali, che rimandano più alle sontuose montagne fluttuanti di Pandora che alle placide colline appenniniche.

Hai ancora una sveglia poco convenzionale a farti compagnia, ridimensionata nelle ambizioni (non può più fregiarsi di poter svegliare un condominio intero come nei fasti torinesi), un ambiente in cui perfezionarti nei movimenti al buio delle 6.30, le misure da prendere per una vita da emigrante ribaltata nei tempi e negli orari rispetto ai due anni precedenti.

Certo, il tonificante venticello delle 7.50 poi è perfettamente in grado di svegliarti mentre raggiungi la tua scuola a piedi, divincolandoti fra i gioiosi saluti degli studenti (“Ciao, Professò!”, il formale dare del lei da queste parti è inutilizzato) e i millemila scalini, in qualunque percorso tu abbia mai scelto, che saranno funzionali per il tuo risveglio muscolare.

Sei stato offline per due settimane. Ostaggio di:

  • Un cellulare in riparazione da un incompetente commissionato da incompetenti (e profondamente maleducati), presso i quali non metterai mai più piede e ne sparlerai in ogni dove.
  • Una richiesta di attivazione fibra in loco che quando sembrava veder la luce ha richiesto – pochi istanti fa – un’altra settimana, richiedendo in te l’utilizzo di bestemmie in sanscrito antico.
  • Un cellulare di fortuna (e devo anche ringraziare chi me l’ha prestato) nel quale hai tentato di scrivere diversi “Day” – fra cui il bellissimo “Day 13 – L’effetto Doppler” in cui avresti presentato alla comunità scientifica internazionale gli effetti della propagazione delle “onde emotive” – ma che per un motivo oscuro non aveva la capacità di postare su facebook o sul blog, ma si limitava a darti l’essenziale whatsapp in connessione h+ (quando andava bene).
  • Una combinazione letale di “mala” da primo bisettimanale dell’anno lontano da casa perché con l’orario ridotto non si può ancora usufruire del giorno libero, “stress” da adattamento alla nuova situazione scolastica, gestione di minitraslochi a rate e profemigrantizzazione dell’appartamento (o de-povera-signora-defunt-izzazione, se preferite) (ma che sia andata veramente così, non sono certo) (per adesso, ho scelto consapevolmente di non indagare sull’argomento)(la collega che mi ha affittato l’appartamento e il marito sembrano davvero brave persone e fare domande in tal senso potrebbe essere doloroso)
  • Un po’ di curiosità ambientale e un paio di gite fuori porta, ad Assisi, dal compagno di merende che ha custodito la tua roba, e a Roma dove hai approfondito il parco di Villa Borghese.

E allora, in una di queste giornate un po’ così, grazie al nuovo smartphone comprato su Amazon per disperazione, cerchi di risollevare un po’ il tono delle giornate – insieme alla Garra Charrùa (chiedete al riguardo delucidazioni ai vostri mariti/compagni) – ritornando online, facendoti risentire sul blog e salutando i proffollowers, ringraziando ancora quelli che si sono chiesti che fine avessi fatto (un buon risultato: sono stati in 4 su 525, Lei esclusa).

Poco prima di premere il tasto blu dell’invio, ti guardi attorno, nella tua casa temporanea di quest’anno.

Pensi che hai ricominciato, di nuovo, ed è già il terzo anno che sei fuori, lontano dalle persone per cui sei davvero importante.

Pensi al “mi secco” di cui hai parlato nel day -3.

E, ventitré giorni dopo, non puoi che confermarlo in pieno.

Il prof emigrante

 

 


Continua nel Day 27 – Nuove esperienze

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