Il Prof Emigrante – Anno III – Parte I: “Brividi a Subiaco”

Day 1

La vita di paese

01/09/2018

 

Sono qui già da tre giorni:

  • La prima sera mi ignoravano tutti.
  • Il secondo giorno mi hanno individuato
  • Al terzo giorno parlavano già di me.

Nella mia prima “lochescion“, un affittacamere in una piccola piazzetta che tanto somiglia ad un cortile, le voci corrono presto.

La signora di fronte che stende i panni ogni sera alle 21.30 in punto, puntuale come un orologio svizzero con accento romanaccio, mi ha degnato di attenzione già al secondo giorno. Stamattina mi ha urlato dal balcone, mentre prendevo l’auto: “Buongiorno, Professò!

I ragazzi che stanziano nella piazzetta poco più sopra sono avanti: sanno bene che ciclicamente intorno a questo periodo arrivano i nuovi prof. Una di loro ha detto, alle mie spalle credendo di non essere ascoltata: “scommetto che fa mate!“. Brava.

Subiaco la conosco già. Non ci vuole molto: 8 strade principali più o meno contorte ed un reticolo di microviuzze e scalinate vertiginose per raggiungere la parte alta della cittadina con la rocca medioevale.

Scale, tante scale, tantissime scale. La correlazione salta all’occhio immediatamente: SONO TUTTI MAGRI (ok, tutti no, ma il 75% si). È la volta buona che torno al peso forma.

Anche perché dietro l’angolo non avrò un kebabbaro di fiducia, non avrò un McDonald’s in cui rifugiarmi nei momenti difficili, non c’è un sushi all you can eat presso il quale scofanarmi in compagnia dei miei saltuari ospiti.

E, più grave di tutto – qui si sfiorano i contorni del dramma – non mi pare di aver trovato alcuna pizzeria da asporto.

In compenso ho già visionato diverse case interessanti, in ognuna delle quali manca qualcosa: in una il riscaldamento (e si va spesso sotto zero qui), in un’altra i mobili, in una la cucina, in un’altra ancora addirittura l’ingresso (bisogna scavalcare un piccolo muretto).

Ne ho vista anche una in mezzo al bosco dove pareva solo che mancassero i lupi e possibilmente c’era anche il fantasma della signora morta lì pochi mesi prima (la figlia che mi ha accompagnato sembrava essere anch’essa più aldilà che aldiquà). I mobili antichi e i pavimenti spaccati ne conservavano ancora l’odore. In compenso c’erano i cavalli selvaggi al pascolo dietro la casa, a pochi km dal centro del paese.

Insomma, non c’è ancora una “mia” sistemazione, ma il posto promette bene. Non è la recente Torino né l’agognata Catania, ma potrebbe essere davvero carino vivere qui.

Certo, una settimana o forse due.

Capitolo scuola, tutto ok. Gente disponibile, preside apparentemente in gamba, vicepreside cui già devo un favore (altrimenti non sarei qui a scrivere il mio primo airport Live), colleghi già gentili. Ci rivediamo al collegio docenti di martedì.

E naturalmente il “romanaccio” impera dappertutto.

Il prof emigrante (Daje!)

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Note.

1) Non si è verificato nessuno degli imprevisti che temevo 3gg fa per il mio 1 settembre turbolento. Non ancora, quantomeno.

2) Ho dovuto ammettere che oggi avrei dovuto partecipare ad un matrimonio in Sicilia per sollecitare la burocrazia. Una segretaria mi ha guardato strano per un po’, poi non ha resistito ed ha dovuto chiedere: “ma che devi mica annà al matrimonio de Fedez“?

3) Il raccordo di Roma e l’aeroporto di Fiumicino mi danno una strana sensazione di “casa“. Vuoi perché ho lavorato tanto qui con l’università, vuoi perché adoro la città di suo… meglio così.

 


Continua nel Day 3 – Il fascino dei numeri

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