Il Prof Emigrante – Anno III – Parte I: “Brividi a Subiaco”

Day 146

Il genetliaco

25/01/2019

 

E sono tre.

Il primo anno lavoravo di sera, a Torino. Un caro amico ha insistito per farmi compagnia in questa giornata un po’ così all’ora di pranzo. Siamo stati in un… “posto strano” ad Ivrea, una “salumeria gourmet“, in cui oltre al bancone, alle spalle dei clienti, sparsi fra gli scaffali con i prodotti tipici, apparivano una decina di tavoli presso cui poter consumare i piatti del giorno o… qualunque cosa venisse esposta dentro il bancone della macelleria e delle paste fresche. Presi, se non ricordo male, un filetto squisito, seguendo i consigli del mio ospite e tornai al lavoro con il cuore un po’ più gonfio. Poi la sera, dopo il lavoro, ci ritrovammo con il gruppo cool dei colleghi e passammo una delle più belle serate del mio soggiorno torinese, fra le tipiche “piole” e le passeggiate in centro. Non hanno mai saputo che quello per me era – anche – un giorno speciale.

Nel secondo anno torinese, molte cose erano cambiate. Il bel gruppo di docenti-amici aveva perso quasi tutti i pezzi pregiati, l’orario di scuola era stato insanamente prolungato fino alle 22.30 e si iniziava con gli sportelli didattici già alle 15.30. Sette ore al giorno, tre volte la settimana (si, avevo preso ore aggiuntive), mi rendevano meno propenso ad attività extralavorative. Così lo stesso buon amico dell’anno precedente, con la stessa insistenza e il mio non-rifiuto immediato (che nascondeva un gradito implicito assenso), mi chiamò per un nuovo incontro culinario. Un posto meno strano, vicino al grande nuovo centro Amazon, di cui non ricordo il nome. Lì, oltre alle belle chiacchiere, trovò il tempo di presentarmi la splendida Dama Bianca. Bellissima, affascinante, irresistibile… me ne sono subito innamorato. La portai a casa, era il suo regalo, e passammo bei momenti fino all’indomani. Tanta era la gioia, che la presentai, tempo dopo, anche a Lei. E pure Lei ne fu entusiasta.

Nessuna descrizione della foto disponibile.
La Dama Bianca della Pasticceria Balla di Ivrea. (Crediti nell’immagine) (Calorie da ben altra parte)

 


Nel terzo anno… cade proprio stasera. Il mio quarantatreesimo compleanno vissuto a ridosso di un appennino innevato, in una sera insolitamente caratterizzata da un clima mite grazie al quale non ho bisogno di avvolgermi dentro casa in una coperta. Gli amici cari sono lontani, per i Romani si sa che uscire dal Raccordo Anulare ha i connotati di un’avventura, e così mi ritrovo solo soletto, nell’attesa di rientrare giù domani ad ora di pranzo, con delle ore vuote in un giorno che per certi versi voglio che resti ancora un po’ speciale.

“Indipercui”, mi rimanete voi proffollowers. Sapete cosa fare.

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Note

1) Significato del penultimo paragrafo. Decine di volte ho sentito rispondere agli auguri “E’ un giorno come un altro“. Beh, no. Cioè si, in fondo lo è, ma nel momento in cui smettiamo di considerarlo un po’ speciale, vuol dire che abbiamo attraversato quella linea dell’apatia che spalanca le porte al nichilismo e alla fine della gioia.

2) Oggi uscendo da scuola, dopo i corsi di recupero ero totalmente focalizzato su questi (e su un paio di ragazzi da appendere al muro ripetutamente). Totalmente distante da tutto ciò che potesse essere il compleanno. Mi arriva una videochiamata a cui rispondo senza pensarci: Lei e Loro mi canticchiano la canzoncina degli auguri nel cortile della scuola e io inizio a commuovermi come un idiota, trattenendo le lacrime appena sopra la palpebra inferiore. E’ stato splendido.

3) Appena ricevuta una videochiamata collettiva da parte di una delle mie quinte di Torino, durante la loro ricreazione. Che bellissima emozione!

4) Ulteriore raccomandazione, un appello per chi avesse colleghi e colleghe fuori sede, lontani da casa e, seppur temporaneamente, soli. Invitateli, coinvolgeteli in attività, trovate un modo per far loro compagnia. Non abbiate timore di essere invadenti, in tal caso risponderanno con un semplice “no”, nella maggior parte dei casi, invece, apprezzeranno il vostro gesto.

 

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