Il Prof Emigrante – Anno III – Parte I: “Brividi a Subiaco”

Day 112

Subiaco, Visita guidata

12/12/2018

 

Venite, vi accompagno in paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

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La rocca monumentale, casato Borgia, strategicamente messa talmente in alto che la salita scoraggiava gli antichi nemici, i questuanti, i contadini rivoltosi, i signorotti in cerca di giustizia, le balie di Cesare e Lucrezia e, in ultimo, i prof emigranti in cerca di attività fisica.

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In vista del Natale, gli autoctoni abbelliscono le loro stradine con fiori e decorazioni. Non ho voluto indagare sulla autenticità delle Stelle di Natale. Non volevo restare deluso. La sventurata usanza dei Babbi Natale in arrampicata esterna, purtroppo, anche qui non si è ancora estinta.

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La vita è fatta a scale, come ben sapete. Questo paese ne è una delle migliori rappresentazioni.

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Le piazzette sono nascoste, carine, ad uso quasi privato delle 3 o 4 abitazioni che vi si affacciano. E la signora alla finestra che stendeva i panni mi ha guardato in modo ossessivo finché lo straniero curioso non è sparito dal suo orizzonte.

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Un presepe spunta all’improvviso nei pressi di una chiesetta rupestre che spunta all’improvviso nei pressi di una scalinata nascosta che spunta all’improvviso in una parte della cittadina inaccessibile alle auto (che quindi, qui NON spuntano all’improvviso )

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Il fiume è il cuore “sportivo” di un paese che si fregia di ben due campioni del mondo in carica di kayak a livello giovanile (entrambi miei alunni). In primavera ne sentirete ancora parlare, con me dentro.

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Si, la prof-emigrante-car non apprezza particolarmente le temperature notturne della zona. Da una settimana a questa parte si va sottozero dalle 19.00 alle 9.00 del mattino dopo.

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Di notte (cioè dopo le 18.00), in alcune zone del borgo antico non passa anima viva. Durante la prima passeggiata serale, in cui ho scattato questa foto, l’unico suono che proveniva dalle (poche) case abitate non era la familiare voce di Amadeus o Gerry Scotti, bensì una serie di tre convinte recite collettive del Rosario a distanza di 50 metri l’una dall’altra.

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Certo, poi improvvisamente ti ritrovi quasi per caso dei piccoli gioielli come questa piazzetta, nella quale c’è l’unico negozio che azzarda una scritta per turisti: “souvenir”. Due settimane dopo, ho scoperto di avere questa piazzetta raffigurata in BEN due quadri dentro casa.

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“E quando pensi che sia finita… è proprio allora che comincia la salita. Che fantaaaaaaaastica storia è la vita!” (cit.)

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Si, ci sono anche le strade normali, c’è una parte nuova del paese in cui vive e prospera una comunità che sta timidamente iniziando ad accogliere persino l’unico prof realmente emigrante in città. (Ci sono molti che vengono da Roma lamentandosi e un nutrito gruppo con accento napoletano che sbuffa per la distanza) (tsè… dilettanti!)

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Su, trovate la stranezza del grande orologio della Rocca. Io ci ho messo un mese e mezzo per capire come funziona, ho fatto calcoli sul foglio, l’ho osservato ad intervalli regolari… eppure… non riuscivo a venirne a capo. Finché un locale non mi ha detto “l’orologio? No, è in manutenzione da anni, va più lento di quanto dovrebbe”, distruggendo sul nascere ogni mio studio approfondito.

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La vista dal giardino della Rocca Abbaziale. Abbassate quel sopracciglio di disappunto. Nonostante i suoi (quasi) diecimila abitanti, una volta rapportato a tutti i paesi nel giro di 40 km, assume le sembianze di una Metropoli.

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Il paesello è pieno di “trompe-l’oeil”. (Si, ho cercato su google il modo corretto in cui scriverlo)(Perchè “disegnetti sui muri che ingannano l’occhio creando illusioni ” non andava bene?)

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E, naturalmente, di scale. (Sono ripetitivo, lo so. Ma loro lo sono ancora di più)

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Poteva inoltre mancare un ponte medioevale dalla caratteristica pendenza accentuata, ben più di quanto si palesi nella foto?

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Per finire, dai monasteri in alto, cuore pulsante del turismo locale – dei quali parleremo nel dettaglio in altre occasioni -, uno sguardo alla valle a cui il paesello fa fieramente la guardia. Laggiù in fondo, molto in fondo, quasi “in fondissimo”, Roma.

 

Il prof emigrante


 

Continua nel Day 115 – Buon Natale


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