Il decalogo del “fungiaro” siciliano

DECIMO COMANDAMENTO

Gustati il tuo raccolto

E prepara il mondo alle conseguenze

Se il fungiaro è tale per lavoro (nero), per posizionarsi agli angoli della strada e guadagnare una cinquantina di euro come frutto della sua levataccia (magari vendendo i più belli al NextGen deluso), questo comandamento può anche passare in secondo piano.

Chi, invece, vive la ricerca dei funghi in modo amatoriale o anche come un hobby invasivo, non appena tiene un buon fungo fra le sue mani libera la fantasia: lo vede già sfrigolare in padella, trionfare in un risotto, ergersi a protagonista avvolto fra le sinuosità dei maccheroni fatti in casa. Sta già pensando a chi invitare la domenica a pranzo per condividerne la gloria e alle sapienti mani della sua donna impegnata a pulirlo per bene e a valorizzarlo con la sua arte culinaria. Purtroppo è così: la moglie del fungiaro può essere anche la miglior donna dell’universo; non importa quante lauree possa avere o il prestigio del suo lavoro, non importa che faccia brillare la casa come una casalinga perfetta o che sia cordiale e socievole con tutti… Tutto questo è secondario.

La moglie del fungiaro DEVE saper cucinare i funghi, altrimenti… poco male, si può sempre andare dalla mamma del fungiaro!

Piccolo effetto collaterale: il fungiaro spesso non si sa gestire, il che porta alla spiacevole conseguenza che per tutto l’inverno il freezer di casa (e quello dei figli, e dei fratelli, e della vicina di casa) sarà inesorabilmente pieno di funghi congelati troppo buoni e belli per essere buttati via.

Il principe dei risotti. Non deve essere né colloso, né crudo. I funghi devono mantenere il requisito essenziale della carnosità. E’ l’ABC.


RINGRAZIAMENTI e DISCLAIMER

Non potendo beneficiare di una seria conoscenza diretta dell’argomento, non posso che ringraziare un paio di generazioni di fungiari che mi hanno preceduto. In primis, mio nonno che da ragazzino mi portava con lui e mio suocero, semiprofessionista, che mi ha spinto con un abile sotterfugio a seguirlo due settimane fa, a 25 anni dall’ultima volta.

Naturalmente un ulteriore ringraziamento va anche agli amici su facebook che hanno ripetutamente postato le loro imprese e da cui ho tratto numerose informazioni sui NextGen e sui comandamenti transgenerazionali.

Vi ammiro, fungiari. Ammiro la vostra passione, la vostra felicità nel viverla. Magari un giorno, quando la mia complicata vita da prof emigrante lo permetterà, lo diventerò anche io.

Cari “fungiari”, se ho detto delle grandi castronerie sul tema, perdonatemi. Considerate questo articolo prevalentemente come uno sguardo da chi vi osserva. E poi è per riderci un po’ su, in fondo anche io, come voi, ho postato i (ben) 9 funghi raccolti da me due settimane fa. E nel caso doveste trovare vagamente sessista (la donna a casa che lo aspetta impaziente e cucina per lui, per esempio ) l’intero racconto, beh… il fungiaro medio è un uomo vecchio stampo e credo che certi cliché, per quanto fortunatamente in declino, ben si adattino tuttora alla situazione. Fra l’altro, devo ammettere che non ho mai conosciuto una fungiara non occasionale.

Le mie esperienze e osservazioni sono ovviamente figlie della mia Sicilia Orientale, ma credo che in tutto il resto d’Italia la situazione non sia molto differente. Insomma, potete tranquillamente farlo leggere al vostro amico altoatesino, al vostro zio toscano e alla compagnia di amici calabresi: presumo che vi racconteranno tutti di una situazione abbastanza simile.

Se sei arrivato fin qui nella lettura, leggendo ogni pagina, spero ti sia divertito e/o riconosciuto nelle mie parole. Come scrivo spesso nei miei articoli – accidenti, l’ho fatto anche stavolta, devo essere ai limiti dell’ossessione -, il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo. Grazie per averne dedicato un po’ del tuo ai miei pensieri.

Ovviamente le immagini sono prese dalla rete. Se tramite esse, qualcuno dovesse sentirsi offeso o se dovessi aver leso qualsivoglia diritto di autore, provvederò a rimuoverle e sostituirle istantaneamente.

IMPORTANTE: a chi scrive, soprattutto a chi non è un professionista come me, fa sempre piacere ricevere un feedback dai propri lettori, anche occasionali. Lasciate pure un commento qui sul blog, non importa se positivo o negativo, un “mi piace“, un “fa schifo“… un qualunque segno del vostro passaggio sarà sempre gradito.


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BackToTheBlog, 22/09/2018


Immagine bonus. L’autore dell’articolo alla fine della recente esperienza.

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