Il decalogo del “fungiaro” siciliano

QUARTO COMANDAMENTO

Compra una vecchia Panda

e potrai conquistare il mondo

Come in tutte le attività che conservano un fascino antico, anche nel mondo dei cercatori di funghi esiste il dilettante, il cosiddetto fungiaro della domenica.

Il pivellino lo riconosci così, con il suo nuovo Land Rover pulito e luccicante, ben posteggiato parallelo alla carreggiata della statale, senti la sua voce a venti metri di distanza e quella della fidanzata con le Hogan “da campagna che cerca il fungo porcino accanto al primo albero, sotto le gocce benedette della pipì del suo chihuahua Fuffi. E di questi improvvisati cercatori ce ne sono tanti, sulle quattro direttrici principali che portano all’Etna, a meno di mezzora da Catania che alle undici del mattino di domenica (prestissimo per le loro abitudini) rendono le principali strade di montagna affollate quanto un centro commerciale di sabato sotto Natale.

Il fungiaro con il suo Pandino degli anni novanta, potente come un toro ed agile come una gazzella, li osserva dal ciglio di un burrone a chilometri di distanza dall’ultima strada asfaltata, dopo aver superato fossi, camminato in mezzo alle felci per aggirare ostacoli, guadato fiumi nascosti fra erba e pietre ed essere finalmente giunto là dove nessun pesante fuoristrada era giunto prima (cit. “to boldly go, where no-one has gone before“).

Sia da solo che in compagnia, il fungiaro resta talmente sconcertato da questi giovani, sollevando un sopracciglio in senso di disappunto, non potrà trattenersi dal dire quello che gli diceva suo nonno quando ancora le auto in campagna erano merce rara: “Mai…, mai… mai fermarsi a cercare al bordo della strada!

Dove osano le aquile… e il Pandino


QUINTO COMANDAMENTO

Scegli bene il tuo compagno

O sarà lui a scegliere te

Il rapporto con il compagno con cui andare a funghi è paragonabile a quello con la moglie. Si, esistono i “single”, ma il fungiaro esperto sa che è pericoloso per tanti motivi – e non tutti legati alla salute -, ritrovarsi in mezzo al bosco da soli. Per cui, sin dal momento in cui si lascia la compagnia che lo ha formato nella generazione precedente, inizia una lunga fase di ricerca del partner ideale, fatta di esperimenti falliti, appuntamenti al buio, fasi di riflessione, litigi occasionali, riappacificazioni, tradimenti e amicizie indissolubili rovinate a causa di un porcino spostato da un cestino all’altro.

La principale differenza rispetto al matrimonio tradizionale (no, non mi lancerò in una discussione degna dei migliori meme sul perché un compagno di funghi potrebbe essere migliore di una compagna di vita) è la possibilità di combinare delle “unioni civili di scopo” con due o più partner contemporaneamente, realizzando una sorta di poligamia reciproca legalizzata: non è infatti raro incontrare terzetti affiatati che si ritrovano ogni weekend alle 4 del mattino dai venti fino agli ottanta anni. E in un gruppo così unito, che si cerca, che conosce a memoria i movimenti con cui sparpagliarsi nel bosco, che sa quando è il momento di parlare e quando stare zitti, che si capiscono con un’occhiata, il “finché morte non vi separi” è preso maledettamente sul serio.

Infine, diffidate sempre di chi dice che il compagno è il suo fidato bastone. Egli nasconderà qualche segreto sul quale è prudente non indagare.

Immagine correlata
La ricerca in coppia è funzionale per molti motivi… anche per fare le foto durante il momento dell’estrazione.


SESTO COMANDAMENTO

Sii il primo, sempre

Non smettere di sognare

Chi va a funghi è sostanzialmente un sognatore e il sogno proibito di ogni cercatore è trovare un territorio vergine, una porzione di bosco dove non è ancora passato nessuno. Non che si pretenda chissà cosa… si parla infatti di una verginità al massimo settimanale, il tempo necessario a far nascere e crescere una nuova generazione di funghi, belli, rigogliosi e che si vedano persino da lontano in mezzo agli alberi e non per forza sotto, mimetizzati fra le foglie secche.

Purtroppo la realtà è spesso frustrante. Capita che, dopo aver salutato la moglie in piena notte, percorso decine e a volte centinaia di chilometri, camminato lungo strade impervie (con il Pandino del c.4) per raggiungere quel remoto vallone incantato di cui ha sentito parlare da un “pecoraro” della zona quindici anni prima, al fungiaro bastino due occhiate rapide per accorgersi di quell’infinità di segnali che gli rivelano che, ahilui, non è arrivato né primo, né secondo e forse neanche sedicesimo.

Sono i segnali della stessa rabbia provata da chi lo ha preceduto ed ha provato la medesima sensazione. Non sono le tracce sulla terra ancora umida e neanche i ramoscelli spezzati lungo il crinale, ma il segnale universale del fungaiolo arrabbiato: la violenza con cui si distruggono e si lasciano sul terreno i grossi funghi tossici, presi a colpi di bastone come simbolo del tempo sprecato.

Il cercatore frustrato svela così il secondo principale utilizzo del bastone, rivelandosi un provetto golfista


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