Il Prof Emigrante – Anno II – Riassuntone

Day 122

42

25/01/2018

 

“Se mi guardo nello specchio, con il tempo che è passato,
sono solo un po’ più ricco, più cattivo e più invecchiato…
è l’amara confessione di un cantante di successo
forse è l’ultima occasione che ho di essere me stesso”

Stamattina mi sono svegliato canticchiando questa, senza mai arrivare al celebre ritornello, che tanto ormai risuona dentro di me a minuti alterni durante la quotidianità, per un motivo o per l’altro, come il rumore di fondo dell’universo. Mi puntassero contro un radiotelescopio, verrei subito sgamato.

Togliamo due parole – ricco (beh) e cantante (ancorapiùbeh) – ed ecco una buona descrizione del vostro prof emigrante versione 2017/2018.

L’aspetto più inquietante è la cattiveria. Meno pietà nei confronti del mondo esterno, soprattutto verso gli incolpevoli studenti, una generale mancanza di accondiscendenza verso il prossimo, una volontà malcelata di elargire dei “no” a cui prima non avrei mai lontanamente pensato, un senso di trovarmi perennemente controcorrente che mi rimanda con estrema facilità al ritornello del testo iniziale.

Insomma, sto vivendo un secondo anno con toni decisamente più dark del primo, coltivando un progressivo isolamento del mondo esterno che alla lunga non può che nuocere, occupato da:

serie tv (l’ultima iniziata è Knightfall, ma non ho disdegnato di seguire Meraviglie su RaiUno, come spero tutti voi)

videogame notturni (Dark Souls, il gioco più difficile di tutti i tempi, secondo le riviste specializzate. Sono alla 163esima ora di gioco – tutte di notte, da settembre ad oggi e foooooooorse sto per dirigermi verso il finale)

momenti di sport compulsivo fini a se stessi (corsa, ciclismo, calcetto: devo perdere 3 kg in due settimane, 5 in un mese, per scommessa/promessa fatta a Lei e alla bilancia del bagno in un momento di reale sgomento – E il barattolo di Nutella da 600g che mi guarda sornione alle mie spalle, urlandomi “Quando ti decidi ad aprirmi, neh?”) (Si, è di origini locali)

attività che mai avrei pensato di fare da solo, eppure mi sono ritrovato a viverle così, vista l’impossibilità di creare relazioni extrascolastiche adatte alle mie esigenze con i colleghi di quest’anno che, giustamente, hanno già una loro vita: Cinema… Musei… andare a sciare sulle Alpi rischiando seriamente di rompermi una gamba ruzzolando da una pista nera troppo difficile per le mie abilità e zoppicando tuttora da tre giorni, dopo che mi si è piantato uno sci sulla neve senza che si sganciasse lo scarpone come invece avrebbe dovuto. (Si, Lei lo sta venendo a sapere in questo momento insieme a voi – Stai tranquilla, la radiografia di ieri ha escluso lesioni ossee)

Insomma, il lavoro non manca, cerco di impiegare al meglio il tempo libero, ma apparentemente la prospettiva di quest’anno, è quella – purtroppo – svilente di trascorrere la settimana lavorativa torinese come un lungo tramite nell’attesa di tornare a “vivere” la mia vita insieme alla mia famiglia nel fine settimana. Persino il fantacalcio, che mi ha fatto battere il cuore per una vita, mi sembra abbastanza irrilevante ultimamente.

Il tutto mentre quel ritornello risuona gioioso nella mia mente, sempre più forte.

Infine, il 42.

No, non è la risposta alla “domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” (cit.), ma il numero degli anni che compio oggi. E il compleanno, oltre i 30, si sa… porta cattivi pensieri e amara consapevolezza

“Nello specchio questa sera 
ho scoperto un altro volto: 
la mia anima è più vera 
della maschera che porto!
Finalmente te lo dico 
con la mia disperazione: 
“caro mio peggior nemico 
travestito da santone…

v…!”

Il prof emigrante

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