Il prof emigrante – Il resto dell’anno – parte I (dal day 101 al day 180)

Day 137

Non hai più venti anni

14/01/2017

 

L'immagine può contenere: montagna, cielo, natura e spazio all'aperto
Se lo volete come sfondo del vostro pc, fatevi avanti. Cedo le royalties a prezzi modici

La foto mostra un indizio notevole del tempo trascorso, perché quei guanti presentano tre caratteristiche uniche.

1) Sono profondamente scoloriti; 2) Si intuiscono dei colori sgargianti di un tempo che fu; 3) Presentano la rigidità tipica di chi ha passato gli ultimi 15 anni in uno scatolone in soffitta.

Ebbene si, in questo primo weekend piemontese del 2017 ho deciso di celebrare un ritorno sugli sci che tanto adoravo da ragazzo e che praticavo con una certa frequenza (prima che un maestoso vulcano siciliano non mi coprisse di lava gli impianti di entrambi i versanti con una sola eruzione nella lontana stagione 2001/2002).

Il problemone però non erano i guanti, quanto piuttosto l’orrenda tuta da neve “fluo” di colore violaverdepetrolioarancionerossofucsia (tutto vero) che ho portato in auto con me appositamente per l’occasione. Probabilmente era già fuori moda negli anni novanta sugli scaffali del negozio; di sicuro i commessi avranno brindato quando il giovane futuro prof emigrante l’ha pagata in, sonanti e numerose, lire.

Perché i miei genitori non me lo hanno impedito? Perché?

Non vi dico…, mi guardavano tutti come una creatura esotica, i bambini mi indicavano e alcune mamme li tenevano stretti a sé (piccoli sciatori professionisti alti 90 cm, tanto carini quanto insopportabilmente bravi) quando passavo nelle vicinanze.

E sarebbe anche meglio tacere anche sulla sofferenza con cui sono riuscito a chiudere cerniera, bottoni e cintura, obbligandomi a respirare solo qualche minuto dopo, in modo che quelle “minime” differenze con il fisico dei miei 18 anni non si facessero troppo sentire.

Ad ogni modo, una volta friendzonata la necessità di apparire, sono saltato in pista e, finalmente, ho rivissuto le sensazioni di un tempo; in fondo, sciare è come andare in bicicletta: non si scorda mai.

La location è splendidamente diversa da quelle a cui ero abituato, le valli alpine italiane da una parte, le valli francesi visibili dalla cima, una stazione sciistica all’avanguardia con decine e decine di piste praticabili, la maestosità delle alpi: uno spettacolo. Sei ore di sport vissute intensamente, anche se in quota la temperatura scendeva fino a -14 ed in diverse occasioni sentivo dolori alle orecchie, alla punta del naso, alla bocca congelata che in alcuni momenti non riusciva a chiudersi bene e che mi consentiva di parlare solo sbavando come un idiota.

Adesso sono a casa, ogni singolo muscolo mi sta chiedendo il conto, in una triste competizione a chi duole di più. Non ho più vent’anni, per alzarmi e fare una sacrosanta doccia bollente ho trovato risorse di forza di volontà che non credevo più di avere.

Ma in fondo sono contento, questa giornata è stata il mio autoregalo per il prossimo compleanno e… l’ho gradito molto.

Il prof emigrante
(già stravaccato a letto per la notte)

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Note:

– Se state pensando “Oh, lui si diverte e quella poveretta a casa a badare ai figli“. Ovviamente l’ho pensato anche io, tutto il tempo. Non sono ancora riuscito a superare la sensazione di enorme senso di colpa quando faccio qualcosa di piacevole, figuratevi quando mi diverto. Fra l’altro oggi fra visite oculistiche, problemi preadolescenziali e trasferimenti temporanei dai nonni, non ha certo passato una buona giornata.

– Se non ci avete pensato, beh, pensate quanto sono ormai deviato io a pensare che voi avete pensato a quello che ha pensato Lei.

– La località della foto – che non rende affatto – è Melezet, frazione di Bardonecchia. I guanti scoloriti stanno salutando proprio voi.

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