Il prof emigrante – Il resto dell’anno – parte I (dal day 101 al day 180)

Day 104

La nebbia in Val Padana

13/12/2016

 

Premessa: io salgo su, mia sorella e la sua famiglia devono scendere giù. Alle 15 ci saremmo dovuti incontrare a Caselle al mio arrivo, li avrei dovuti accompagnare a Malpensa per le 16.30 (volo alle 18.45) e avrei dovuto fare ritorno a scuola per le 18.30. Loro avevano la mia auto e le mie chiavi di casa, io avevo solamente il loro ticket del posteggio dell’aeroporto – severamente danneggiato – giù in terronia.

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Ad ogni modo, sono esagerati. E’ PERFETTAMENTE leggibile!

08.20 – Lascio i bambini a scuola

08.25 – Torno a casa. Il ticket per ritirare l’auto di mia sorella in aeroporto è ancora nelle condizioni della foto in basso.

10.50 – Io, nell’aeroporto di partenza, mi invento archeologo e falsario insieme all’addetto del parcheggio, per decifrare le date di inizio e la bontà del ticket, strappando la promessa che in nottata la macchina potrà essere ritirata senza la penale di un mese di posteggio (cioè una rata di mutuo).

11.20 – Scrivo il Day 103 del blog in aeroporto. Il volo dovrebbe partire alle 12.55.

12.05 – In fila per l’aeroporto incontro un amico d’infanzia, primo episodio al ventesimo volo da settembre ad oggi.

12.25 – Tutti sul pullman verso l’aeromobile

12.40 – Tutti ANCORA sul pullman

12.45 – Il pullman parte verso l’aeromobile

12.50 – Il pullman torna sotto il gate

13.00 – Ci dicono: “ci sono avverse condizioni meteo all’aeroporto di Torino. Il pilota sta decidendo SE SE LA SENTE di partire comunque

13.05 – “Attendiamo il bollettino meteo

13.10 – “Ok, potete partire

13.20 – Salgo sull’aereo. Cellulare all’1% di batteria. Ultimo messaggio a mio cognato: “avete ampia autonomia decisionale, fate ciò che serve. Io vado offline“, immaginando già come poter fare ad andare a Malpensa domattina a prendere l’auto. Si ma le mie chiavi? Boh. Devo spegnere.

13.55 – Si parte. Orario previsto di arrivo 15.40, considerando i ritardi accumulati

14.30 – Sister’s family già in attesa all’aeroporto di Torino.

15.00 – Superiamo in volo la Toscana, ci avviciniamo alla Liguria: si vedono le alpi in lontananza, solo un immenso mare bianco e denso sotto di noi.

15.05 – “Il pilota vi informa che a causa delle avverse condizioni meteo dovute alla forte nebbia, siamo costretti ad atterrare a Pisa.

15.10 – Guardo perplesso l’aeroporto di Genova sgombro da nubi sotto di noi.

15.40 – Si atterra, in un’altra regione, in attesa che venga organizzato il trasferimento via terra. Non si vede neanche da lontano la sagoma della Torre di Pisa. Ci sono circa 4 ore di strada (che nel passaparola fra la gente in attesa di scendere diventano 7).

15.45 – Il telefono si “sveglia” ad un miracoloso 10%. Iniziano i contatti frenetici per capire come sbrogliare la matassa. La famigliola intanto lascia Torino e parte per Malpensa. “Almeno in 4 su 5 non perderanno il volo“. Avviso scuola che oggi, purtroppo, non sarò presente.

16.05 – Scendiamo dall’aereo e ci dicono di aspettare l’arrivo dei pullman per circa 40 minuti, arriveranno da Firenze.

16.10 – In aerostazione a Pisa, è caccia selvaggia alla power station per caricare i telefonini: ce n’è una sola, 12 porte di cui 9 non funzionanti. Chi si mette in fila, chi chiede ai negozi, chi cerca prese anche nel posteggio esterno usando il filo del telefonino come un’antenna da rabdomante.

16.25 – Io vengo colpito dall’illuminazione: accendo il pc portatile e attacco il telefono direttamente ad esso. Durerà solo 15 minuti, ma mi permetterà di organizzare i primi contatti con mia moglie che coordina tutto da casa e sister’s family in giro per la padania nebbiosa.

16.35 – Si diffonde la voce, confermata dai fatti, che altri aerei sono atterrati a Torino, sia prima che dopo. La gente – anche i soggetti più improponibili – diventa esperta di gestione aeroporti iniziando a disquisire di tecniche di atterraggio, di dimensioni delle piste, di abilità dei piloti, come se fosse il loro mestiere.

16.45 – Tutti fuori in attesa dei pullman. Arriva l’annuncio: “I passeggeri diretti a Torino sono pregati di rientrare in aerostazione, in quanto c’è molto traffico e l’arrivo degli autobus non è imminente“. La batteria del pc si spegne inesorabilmente senza un minimo di commiato. Il telefono, costantemente utilizzato, è ancora al 4%.

16.50 – Caccia alla power station n.2. Un militare tira fuori un aggeggio che permette di collegare 10 usb contemporaneamente. Io becco la n.8, con 10 persone collegate a giro di filo ad un’unica presa, si crea una community in cui si discute di tutto, dalla politica all’immigrazione, dall’ingegneria aerospaziale ai cinesi di “Fozza Inda!“.

17.15 – Stanno arrivando i pullman. 20 mani in contemporanea a staccare le prese e poi correre verso i mezzi. Il mio amico era in prima fila ed ha preso due posti appollaiati alle spalle dell’autista con ottima visuale. Si parte per la destinazione. Il telefonino schizza al 18%.

17.45 – No, scherzavo, siamo ancora lì a cercare di far capire alla signorina Ryanair che è stata una mossa stupida chiamare 3 autobus da 52 posti per 187 persone.

17.50 – Mio cognato lascia la famiglia e riparte per Torino. Dormirà di nuovo da me e domani troverà un altro mezzo per tornare a casa. Gli prometto di contribuire alle spese con il mio eventuale rimborso.

18.10 – Arriva il quarto autobus (probabilmente l’avranno trovato per caso, acchiappato al volo e disarcionato l’autista, altrimenti non si spiega). Si parte davvero. La cena di lavoro del mio compagno di viaggio occasionale è inevitabilmente saltata. Se gli potessi leggere nel pensiero, troverei bestemmie in lingue nuove e sconosciute.

18.15 – Inizia l’excursus sul paese, i compagni delle scuole elementari e medie, le nostre carriere calcistiche di livello differente, il lavoro, le famiglie: insomma pronti per 4 ore di “cuttigghiu” (trad.: gossip invasivo) che a chissà quanta gente avranno fischiato le orecchie. Stacco la connessione dati (prima volta in vita mia) per preservare la batteria.

18.40 – Riattacco i dati. Messaggio whatsapp di mia sorella. “C’è un leggero ritardo: Partiamo alle 23.40“, 6 ore dopo l’orario previsto. Mio cognato decide di arrivare comunque a Torino, lasciare la macchina al posteggio di fiducia e poi tornare a Milano in qualche modo.

19.45 – Le signore iniziano a pressare l’autista per le necessità impellenti della gente. L’autista le rassicura dicendo che si fermerà alla prossima area di servizio.

20.15 – Mio cognato arriva a Torino Caselle, non trova il mio posteggio di fiducia nella nebbia. Ma non demorde e alla fine ce la fa. E ora?

20.30 – Sono passate 3 aree di servizio e l’autista non si è fermato. Montano le proteste. Pare che qualcuno se la stia davvero facendo addosso.

20.35 – Superiamo la zona franca fra alpi e appennini che delimita la Liguria, inizia la pianura padana. E la grande nebbia.

20.40 – Il cognato non risponde, il cellulare torna sotto il 5% e chiedo al tizio accanto a me dalla parte opposta del corridoio se può prestarmi la power bank che ha utilizzato fino a 10 minuti prima (sotto il mio sguardo carico di invidia) (la mia la avevo prestata ai nipoti). Questi ne approfitta per dirmi che abita nel paese vicino e conosce metà della gente di cui io e il mio amico abbiamo parlato, sfoggiando un ghigno satanico.

20.45 – Come nel più bello dei sogni, un signore seduto accanto l’autista, l’unico in posizione a me favorevole, estrae il tablet (enorme) e attiva SkyGo: Roma – Milan ci accompagnerà per la seconda parte del percorso!

21.00 – Pausa in autogrill. Bagni e bar assaltati dalla folla. Pare che il cognato sia nuovamente in viaggio verso Malpensa, con un’auto affittata in aeroporto a Torino (a Pisa mi hanno rifiutato questa opportunità perché “senza prenotazione è impossibile”, tagliando l’opzione che li raggiungessi a Malpensa). Mia sorella e i suoi 3 pargoli, nel frattempo, colonizzano l’aeroporto milanese.

21.10 – Nostra madre viene a sapere delle nostre vicissitudini, si inserisce anche lei nel giro vorticoso di telefonate, spodestando mia moglie come centro di raccordo.

22.30 – Entriamo in tangenziale a Torino nella nebbia fitta.

23.00 – Arrivo all’aeroporto, saluto l’amico con il quale ho trascorso il viaggio e mi fiondo al parking dove (dovrei) trovare la mia auto, esausta. Il cognato non risponde al cell. Ma nel silenzio, lo sento sfrecciare nella notte.

23.30 – Arrivo a casa. Dopo aver guidato nella nebbia più densa della mia vita. La mia casetta è intatta, ma non ho mai avuto dubbi al riguardo (faccina che ride).

23.40 – Inizia l’imbarco a Malpensa. Mio cognato non c’è ancora.

23.55 – Arriva il messaggio “famiglia riunita!”. Si narra che abbia corso come un pazzo lungo l’aeroporto, superando i sedili saltando come un grillo, girando ad ogni curva con sgommate da rally, passando attraverso le serpentine in equilibrio sulle fettuccine e che abbia finalmente incrociato lo sguardo della famiglia sciogliendosi in un abbraccio epico di fronte alle signorine del gate che ormai dovevano far entrare solo loro. Io chiudo gli occhi, hanno visto abbastanza per oggi. La mattina dopo troverò i seguenti messaggi da mia sorella:

00.15 – “stiamo per partire, manca solamente il carburante

02.23 – “just landed, vediamo di riuscire a liberare la macchina dai rapitori”

03.56 – “Letto (lavatrice già avviata)”

The end


Continua nel Day 109 – Il Natale è alle porte!

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