Il prof emigrante – Dieci giorni apparentemente anonimi (Dal day 80 al day 89)

Day 87

La grande corsa e la Legge di Murphy – Parte II

26/11/2016

Alle 15.00 un timido sole si affaccia sul Piemonte orientale, entra attraverso i vetri della cucina e sembra baciare in fronte il volto dei bambini sul desktop del pc, lasciandomi interdetto. Non vedevo la sua luce diretta da oltre una settimana.

Buon presagio. In mattinata avevo fatto un giro veloce, dando un’occhiata al Po e alla Dora, sono arrivato anche a Venaria Reale, (in cerca di altri biglietti per la Champions, che purtroppo non ho trovato), i fiumi erano ancora grossi ma la gente del luogo che ha più esperienza di questi fenomeni sembrava rilassata. Il grande pericolo era passato.

<<inizio parentesi domestica>>
Avevo concluso il mio venerdì mattina da casalingo abbastanza presto, assalito dalla voglia di dare un consiglio a tutti gli uomini single del mondo: trovatevi una donna, un compagno, un coinquilino. La vita un giorno verrà a chiedervi il conto nel momento in cui dovrete piegare da soli le lenzuola del letto matrimoniale, appena uscite dalla lavatrice, per poterle stendere su uno stendipanni minuscolo accanto ad un termosifone: vi troverete a districarvi fra improbabili evoluzioni con gli angoli fra le mani, pieghe impossibili che sembrano uscite dal nulla e la consapevolezza che una volta domati gli angoli al centro ci sarà un treccione che può contenere un bambino intero.

Quando capirete che dovrete mettere le lenzuola zuppe sopra il lettone e piegarle da lì, in fretta, prima che l’umidità si diffonda sfino al materasso, sarà comunque troppo tardi.
<<fine parentesi domestica>>

Alle 16.00 ero già a scuola pronto a consumare, come al solito, la mia quota annuale di fotocopie nella stampa dei biglietti aerei. Mi è balenato in quel momento il pensiero che se non fossi riuscito a stampare in quel momento, i simpaticoni della Ryanair mi avrebbero chiesto 70 euro al desk per il check-in (questo si chiama “instaurare un clima di terrore” nei passeggeri, difatti che io sappia nessuno ha mai dimenticato questo passaggio). Ma, fortunatamente, è andato tutto bene. La prossima volta dovrò pensarci un giorno prima.

nessun intoppo fino all’aeroporto: badge passato al volo, fuga in auto, semafori attraversati in coordinazione come da programma, parcheggio auto, controlli… insomma, sono arrivato al gate in perfetto orario, alle 18.03.

Tutto, ovviamente, inutilmente. A Ryanair non sembrava importare il successo di questa mia corsa contro il tempo, quindi hanno deciso di prendersela comoda e venirmi incontro decidendo di accumulare 45 minuti di ritardo sulla partenza prevista e circa 60, poi, su quella effettiva.

Mi sono preoccupato tutto questo tempo per nulla? Probabilmente si, venerdì prossimo correrò un po’ meno. Fra due venerdì avrò un’andatura rilassata e in futuro troverò del tempo per fermarmi a raccogliere dei fiorellini di campo da offrire alla pilotessa (già, ieri c’era un pilota donna), nella speranza che in futuro eviti di passare in mezzo a zone di turbolenza per recuperare tempo.

Certo, prima di vedere dei fiorellini di campo passeranno 5 mesi almeno… Il tempo c’è.

Pazienza, cercherò altre soddisfazioni. Ieri sera, quando Lei è tornata dal lavoro, mi ha trovato a letto con entrambi i bambini addormentati, con la testa sulle mio torace. Mi ha chiesto se fossi felice di essere tornato un giorno prima del solito.

Che domande!

Il prof emigrante

Il passaggio del Prof Emigrante per le strade di Torino ha lasciato qualche traccia evidente

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Note:

1) si accettano metodi e suggerimenti per piegare le lenzuola matrimoniali da solo

2) Parafrasando il grande Alberto Sordi… Sig. Murphy… Tiè! (immagine nei commenti)

3) “E nel momento della grande turbolenza, il prof emigrante ricordò il suo vecchio lavoro alla NASA come collaudatore di sistemi di propulsione, aprì la cabina di pilotaggio con un sofisticato algoritmo di sua invenzione e prese i comandi mentre pilota e copilota erano entrambi svenuti. Portò l’aereo a terra, fra gli applausi dei passeggeri che non si sono accorti di nulla, in tempo per la partita di calcetto del venerdì sera”.

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