Il prof emigrante – Il fondamentalista cattolico e l’arabo felice (Dal day 70 al day 79)

Day 73

Fine della prima fase

(Live aeroportuale n.10)

11/11/2016

 

Ogni esperienza ha un suo ciclo di vita: una fase iniziale di ambientamento, una fase di maturità, una fase di stagnazione e lento declino che conduce alla fine.

Con oggi credo di aver concluso la mia prima fase.

Ho assimilato e metabolizzato, con qualche difficoltà raccontata in appena 78 gg di diario, la “novità” del mio trasferimento; mi sono ben ambientato a scuola (ultimamente, i colleghi mi chiamano – prendendomi spudoratamente per i fondelli – “L’eletto” perché ogni qualvolta salta fuori un incarico da assegnare… a preside e vicepresidi delegati non-si-sa-come-mai salta fuori il mio nome) (e più io odio la burocrazia e le relative verbalizzazioni in tutte le sue forme più questa sembra perseguitarmi) e soprattutto, infine, ho trovato tranquillità interiore in una casa accettabile in cui vivere.

Il disagio e la sofferenza iniziale (si, diciamo pure l’angoscia) di non essere quotidianamente con la mia famiglia non sono ancora passati del tutto e probabilmente non passeranno mai. Molti mi dicono, invece, che la forza dell’abitudine alla lunga potrebbe prevalere presso entrambi i lati della famiglia, il singolo a distanza ed il resto del nucleo familiare a casa vivranno questa situazione come “normalità”. Io credo di no. Vedremo: mancano “appena” 7 mesi alla fine di quest’anno scolastico. Ne sono passati solamente 2.

(“Solamente”)

Dal mio prossimo rientro inizierà una nuova sfida. Quella di impegnare con profitto il resto della giornata torinese, possibilmente con un secondo lavoro occasionale.

No, non intendo fare il cameriere o il pizzaiolo di fortuna. Servono professionalità specifiche che non possiedo.

Ho invece anni e anni di esperienza come tutor universitario che spero troveranno uno sbocco professionale integrativo anche in questa città. Diciamo che inizierò a guardarmi attorno. L’obiettivo non è particolarmente ambizioso: riuscire a pagarmi le spese di affitto senza attingere allo stipendio.

Anche qui: vedremo. E’ tutto in divenire.

Come sta “divenendo” verso di me in questo momento una rumorosa comitiva di 15 persone circa, diretti di corsa dall’altra parte dell’aeroporto dopo la classica “ultima chiamata per i signori…” e via con una sfilza di nomi. Per ultimo, un bambino che non sembra reggere il passo e li segue a distanza con il suo minuscolo trolley.

La comitiva gira l’angolo e il bambino resta solo, cercando la sua famiglia. Il piccolo, anti-Kevin della situazione, scoppia a piangere. I signori seduti accanto a me si alzano per andare verso di lui, ben prima di me che devo mollare questo pc. Nel frattempo torna il padre, lo prende in braccio e lo porta con gli altri. Un abbraccio forte forte e bellissimo.

Ragazzi miei, non avrei mai voluto lasciarvi da soli così tanto tempo. Ma ricordatevi che papà per voi tornerà sempre.

Il prof emigrante

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Note:

1) non c’è il tizio in fila in piedi un’ora e mezza prima del decollo. Mi sto iniziando a proccupare. Che gli sia successo qualcosa?

2) Ho chiamato il piccolo Kevin. Perché?


Continua nel Day 74 – Il fondamentalista cattolico

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