Il prof emigrante – La nuova casa, il pacco dal sud e il demone Balrog (dal day 50 al day 59)

Day 56

La visita

25/10/2016

La mia sveglia è standard: ogni mattina alle 7.30, nel caso i figliuoli mi volessero sentire prima di andare a scuola.

Il mio off-line serale è invece molto variabile, dipende prevalentemente da quanto mi appassiona il telefilm o il film di turno (Ieri sera prima puntata di “Westworld” – sembra carino, ma devo ammettere che gli occhi mi barcollavano un po’ troppo per dare un giudizio attendibile) (Per carità, qualcuno dica ad Anthony Hopkins che non deve sempre accettare tutto ciò che gli propongono) (Ancora ho i brividi nel trovarlo a recitare la parte di Odino in “Thor“) (Scusate la divagazione).

Insomma, non so come mai, oggi dopo aver staccato 3 sveglie successive, ho aperto stabilmente gli occhi intorno alle 9.00 raggiungendo il ragguardevole traguardo di 7 ore di sonno. Seconda volta dal Day 1 che faccio così tardi al mattino.

E alle 9.01 ricevo una chiamata.

Ciao, proffemigrante!” Identifico la voce prima ancora di leggere il nome sul display. E’ il parente di mia moglie che abita qui (vedi il Day22, Day 29 e il Day 36). Il mio volto sbianca come il pigiama che indosso: so cosa sta per dirmi.

“Non ti avrò mica svegliato?”
“Per carità! Macché scherzi?”
“Devo sbrigare una commissione nella tua zona, va bene se passo?
rispondo con la voce tremante, cercando di prendere tempo: “Ma certo. Per che ora ti aspetto? Le 11.00, mezzogiorno?”
“Ma dai, quarantacinque minuti e sono lì! A dopo!”

-clic-

Se c’è una cosa che ho imparato nei miei primi 12 anni di matrimonio ed è ormai scolpita con il fulmine sulla roccia della mia coscienza, è il mantra: “se viene un ospite, la casa deve essere perfetta“.

Così si innesca in me una specie di robot:

– 9.09 Già lavato e vestito, con scopa e paletta in mano (meno male che la casa è piccola)
– 9.14 Mi avvicino al lavandino, ahimè avevo lasciato qualche stoviglia dalla sera prima.
– 9.21 E se gli dovesse scappare? Colpo veloce di spugna nel bagno in modo che profumi come un prato a primavera
– 9.25 Ca**o, devo ancora fare il letto!
– 9.28 La biancheria sullo stendino accanto al termosifone: devo ritirarla! Penserà di essere finito in un accampamento di profughi.
– 9.30 Tour panoramico preventivo per correggere eventuali disposizioni errate delle suppellettili.

Alle 9.31, mezzora spaccata dalla chiusura della telefonata, suona il citofono, un quarto d’ora in anticipo sulle previsioni.

Guardo soddisfatto la casa prima di rispondere, aggiusto l’inclinazione del tavolo della cucina, leggermente fuori asse rispetto all’ortogonalità delle pareti.

Tutto a puntino. Mia moglie sarebbe fiera di me. Rispondo al citofono, pronto per ricevere la mia prima visita ufficiale.

Chi è?” – domanda pleonastica, è un videocitofono, per cui lo vedo in faccia.
Sono io, proffemigrante. Purtroppo però adesso devo scappare, ci vediamo in un’altra occasione!”

– clic –

– bong bong –

Il prof emigrante

Un professionista dell’igiene in azione (Si, lo so, manca un poggia tavolozza, ma vi assicuro che la postura nei momenti topici non ne risente)

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Note

Ieri sera, in classe, due ore consecutive di spiegazione in una terza. Quando suona la ricreazione, gli studenti rimangono lì fermi con lo sguardo perso nel vuoto. “Prof, ci ha distrutti!“, “Ma almeno avete capito, no?“, “Certo, ma siamo a pezzi“. A fine giornata, due ore dopo, il prof successivo mi ferma in aula docenti. “Ma cosa hai combinato in terza? Erano dei cadaveri!“. So’ soddisfazioni!

 

Continua nel Day 57 – Il dibattito civile sulla maturità

 


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