Il prof emigrante – La nuova casa, il pacco dal sud e il demone Balrog (dal day 50 al day 59)

Day 51

L’attentato

20/10/2016

È notte, il silenzio è interrotto solamente dal primo debole soffio dei venti alpini*.

Il prof emigrante, padrone della sua nuova dimora, aveva già chiuso i battenti delle porte esterne e girato con ben due mandate il chiavistello della porta d’ingresso.

Era andato a letto tardi, in verità. Non aveva una tv tradizionale, ma ne approfittava piuttosto per mettersi in pari con le innumerevoli serie TV che languivano da mesi nel MySky di casa e che adesso lo attendevano ogni sera sul notebook che poté acquistare attraverso il bonus erogatogli dai suoi superiori per il proprio aggiornamento professionale.

Così, dopo essersi professionalmente aggiornato con le ottime 60 puntate di Game of Thrones, viste nella sistemazione precedente, il nuovo appartamento ha fatto dapprima da cornice ai 10 squalliducci episodi della quinta e fortunatamente ultima stagione di Falling Skies, e, proprio in questi giorni, il prof emigrante concluse le sue giornate (o apre le sue nottate) in piena maratona della terza stagione di Black Sails.

Così, fra pirati e governatori, tempeste e perle nere, le sue palpebre chiusero i battenti, come al solito, intorno alle 2.00.

Per pochi attimi.

Prima un sibilo, come un lieve soffio, proveniente dalla cucina. Il sonnolento prof non gli diede peso, si girò dalla parte opposta e cercò di iniziare a dormire sul serio.

Dopo qualche minuto il sibilo diventò uno schiocco, come la punta di una frusta.

Il prof emigrante si alzò, intontito, e cercò di capirci qualcosa. Niente. Non c’era Indiana Jones in cucina, né qualcosa che possa essere caduto e aver provocato quel rumore. Dopo un breve giro nel resto della casa (quindi un brevissimo giro), la figura barcollante del prof si affacciò persino in pigiama sul pianerottolo, esponendosi al rischio di incontrare la supermodella** del sesto piano di rientro… nulla.

Ritornò lento verso la stanza da letto.
Ma, di nuovo, alle sue spalle… vicinissimo…

Schiock!

Si girò di scatto, aspettando di trovarmi di fronte un domatore del circo. Ma ancora non vedo nulla.

Poi all’improvviso, lo sento di nuovo, proveniente senza ombra di dubbio dalla cucina… fortissimo e ripetuto senza pausa.

Schiock! Schiock! Schiock! Schiock!

L’incertezza durò solo pochi istanti. Il suono continuo, a differenza del singolo schiocco, gli fece balenare in mente immediatamente provenienza e natura del rumore.

Potenzialmente più pericoloso dei timori precedenti, che trovano terreno fertile fra il sonno e la veglia, si era attivato il pulsante che crea la scintilla nel piano cottura, che già il giorno prima, durante l’attivazione del gas dava segni di malfunzionamento ed era evidentemente rimasto incastrato.

 

Il prof emigrante

 

Quando racconti di sensazioni di pericolo, legate alla paura ed al timore degli eventi più cupi, come potrei non citare, con ossequiosa devozione, la pietra angolare della tradizione musicale italiana legata al brivido?

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Note

*Ho avuto una forte tentazione di inserire una foto di venti alpini (reduci con la piuma nel cappello) che soffiano con i vuoti delle bottiglie già scolate, ma avrebbe rovinato il pathos. Mi sono contenuto.

**Non esiste nessuna supermodella del sesto piano, era così per dire.

Per chiudere questa parentesi notturna, è bene citare un mio saggio amico pugliese che ha sempre la parola giusta per questo genere di avvenimenti: kitemmmuortttt!

 

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