Low Cost People – 10+1(+1) incontri in volo

3 – L’inarrestabile chiacchierone

Man mano che ci si accomoda al proprio posto e l’aereo si riempie, veniamo a contatto con i nostri compagni di fila. Ti possono capitare accanto 3 diverse categorie di soggetti, distinte per cordialità crescente: A) Non saluta e si fa i cavolacci suoi. Bene, un cafone, ma quantomeno starà in silenzio per tutto il resto del viaggio. Lo dimenticherai presto come è giusto che sia; B) Ti dice “buongiorno/buonasera“, e lì sta a te rispondere con cortesia. In questo caso, ti è capitata una persona normale, potrai persino chiedergli di alzarsi per andare in bagno senza rischiare la denuncia; C) Ti dice “buongiorno/buonasera” e poi l’immancabile sorrisetto “Va a Torino anche lei, eh?“. L’istinto ti urla di rispondergli “no, vado all’isola d’Elba, mi butto con il paracadute fra un’oretta; dove %&£$&$% credi che possa andare?“. Ma a quel punto sei comunque fregato, ha gettato le basi di una conversazione ed entro l’ora successiva avrai già visto le foto dei nipoti sul cellulare, espresso un parere sul menù della prossima cena di Natale e formulato diagnosi da profano su buona parte dei suoi valori ematici. All’arrivo sei combattuto: non sai se gettarti a baciare il suolo o darti fiamme nel momento in cui scopri che anche lei/lui torna giù al weekend successivo con il tuo medesimo volo.

Signora oversize, sui 55: “E poi un giorno, decisi che il mio futuro sarebbe stato in volo. Volevo fare la hostess. Avevo anche un bel fisico, non si metta a ridere. Ero proprio bella. Ma preferii evitare. Non mi andava di sorridere alla gente. Lo trovo ipocrita. Non dovresti mai essere costretto a fare qualcosa che non ti va. Non crede? Mi segue?” “Si, certo, signora, la capisco PERFETTAMENTE!” (foto: immagine -emblematica- dal cult movie “L’aereo più pazzo del mondo”, 1980)

4 – L’ingorda

Il primo sospetto ti viene quando vedi che dalla borsetta della signora salta fuori una busta di plastica. Il secondo quando al tuo naso arriva l’odore del contenuto. Immagino già la scena a casa, prima di partire con la figlia: “mamma, vedi che in queste compagnie non ti danno da mangiare, al massimo qualche biscottino“, “no, quando viaggiavo da giovane ci offrivano il pranzo”, “Quando viaggiavi da giovane il biglietto costava quanto una casa al mare, immagino ti massaggiassero pure i calli!” “ok, va bene, preparo qualcosa io, anche per tuo fratellino“. Così nel breve giro di pochi minuti madre e figlio tirano fuori un maxi arancino a testa e una bottiglia di coca cola da 1,5 litri, due vaschette di plastica con fette di ciambella preparate in mattinata, visto che il volo è ad ora di pranzo, e un paio di arance, sulle quali – in ovvia assenza di coltelli – si avventano con le unghie delle mani come se stessero squartando un maiale. Non hai mai visto tanto sbrodolare da quando i tuoi figli erano in fasce. Ma l’abilità suprema sta nel nascondersi agli occhi del personale di bordo, infischiandone del tizio che accanto al finestrino cerca di evitare i proiettili di succo d’arancia che si dirigono verso il vestito che dovrà tenere per il resto della giornata.

Madre e figlio sui 16 anni, mezzora circa dopo la partenza. “Tesoro, hai fame?” “No, ho preso un arancino al bar prima di salire”. “Tieni un panino, spezza l’appetito.” “Ma mamma, non ho fame!”. “Va bene, per adesso mangio io.” Il “per adesso” è finito solo all’atterraggio: due panini, un pacco di wafer e la scatola di cioccolatini cuneesi che avrebbero dovuto portare in regalo ai parenti. Ne avessero offerto uno! (Foto: le Polpette di Bavaria, da “Fantozzi contro tutti” (1980), simbolo universale della nutrizione in incognito)

Continua nella pagina successiva: IL PRIGIONIERO DELLA FILA CENTRALE e IL BAMBINO ALLO STATO BRADO

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