Il Prof Emigrante – La grande certezza (dal Day 10 al Day 19)

Day 18

Finalmente in classe!

19/08/2016

Con una settimana di ritardo rispetto agli studenti tradizionali, finalmente sono iniziate le lezioni del mio corso serale.

Venticinque anni fa non avrei mai pensato di dire una frase come quella del titolo, eppure oggi quelle quattro ore di lezione, con gente di ogni genere (dall’arabo gentile alle ragazzine cinesi, dalla signora over 50 a cui serve il diploma per fargliela pagare all’ex marito che sosteneva che non ce l’avrebbe fatta alla madre premurosa iscrittasi insieme al figlio pluribocciato diciottenne per tenerlo sotto controllo), mi sono servite per ricordarmi un po’ i motivi alla base di tutto questo tormento settembrino.

Conosco il mio mestiere e ritengo di saperlo fare discretamente bene, sto bene a contatto con gli studenti e finire la lezione con le mani (e i pantaloni… e parte della camicia… persino le scarpe) sporche di gessetto è l’attestazione di un lavoro fatto con partecipazione e gioia (quasi la stessa di scrivere un web-blog per voi proffollowers).

Soprattutto, dentro l’aula una volta che l’orecchio si è abituato all’accento diverso degli studenti e che loro si sono abituati al tuo ( “Prof. ma da dove viene? Dal Sud?” “Si, a sud di Aosta” “Eh, penso un po’ tanto a sud di Aosta!” “Si, appena un po’!”) non senti la distanza e ti comporti – per la prima volta da quando sono quassù – come se la tua vita fosse per un attimo tornata quella di prima, serena e felice e soprattutto tanto normale.

Mi sono chiesto più di una volta in questi giorni se valesse la pena soffrire tutto ciò per questo mestiere. Tornare in classe non mi ha portato certo ad uscire in strada gridando “SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII“, ma quanto meno mi ha ricordato che oltre all’agognato (magro) stipendio statale (Se Checco Zalone avesse aspettato un anno, avrebbe fatto un film su un professore anzichè un impiegato comunale), faccio un lavoro che mi piace.

Nel resto della giornata merita una segnalazione soltanto la conoscenza dello “gnocco fritto“, che altro non è che una crispella priva di contenuto, molto salata e quindi particolarmente buona. Inizierò la dieta, come sempre, il lunedì successivo!

Lo gnocco fritto, in splendida compagnia. (foto presa da Internet) (si, ma da internet… dove?) (Prof emigrante, un giorno il copyright fotografico ti farà marcire in cella!)

Il prof emigrante

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NOTE:

Stanco. Di che? Boh. Stanco.


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