Il Prof Emigrante – La grande certezza (dal Day 10 al Day 19)

Day 16

Chi trova un amico, trova un tesoro

17/09/2016

Mi sono addormentato con un’idea fissa ieri sera della quale un po’ mi vergogno: trovavo assurdo essere obbligato a pagare il biglietto di posteggio per l’intera giornata, 9€, pur restando in città. Dovevo trovare un rimedio.

Non mi ritengo una persona intrinsecamente refrattaria alle uscite di denaro, anzi, vengo spesso additato come uno “spendaccione selettivo“, mi piace pensare che le singole esperienze valgano più della gestione della quotidianità, per cui, citando esempi dell’ultima vacanza, non ho esitato a far piangere la carta di credito per pagare la skyway per quattro persone per salire sul Monte Bianco, mentre ho piantato un sacco di grane ai miei figli per prendere una seconda bottiglia di acqua da 75 cl al ristorante per ben 3,50 €, costringendoli a fare gli occhi grandi da cerbiatto impaurito nei miei confronti (Alla fine l’ho presa, state tranquilli… ma è un maledettissimo furto!).

Così, spinto da questo primordiale istinto di tirchieria, alle 8 del mattino, con la scuola chiusa, decido di andare a trovare un amico vicino, appena fuori città. E fuori regione. E quasi fuori stato, praticamente in Svizzera.

Altro che i 9 euro di una giornata di parcheggio! Ho speso 23 € di soli caselli: è la dimostrazione palese della tesi precedente sulle spese “emozionali“.

Del resto,che fare da soli tutto il giorno in un “luminoso bilocale in centro” di una città lontana che di luminoso avrà, al massimo, qualche lampadina? Ho passato delle spensierate ore in compagnia che ricorderò volentieri (compreso l’equivoco al ristorante: “il suo compagno cosa prende?“) ed ho visto un posto magico in cui non ero mai stato, il Lago Maggiore, che regala davvero scorci mozzafiato.

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“Avete provato a fare un giro sul battello? Ve lo consiglio, è molto romantico”

Credo sia illegale, e se non lo è dovrebbe esserlo, poter ammirare qualcosa di ammaliante da soli.

Seduto lì sulla panchina a bordo lago, con lo sciabordio delle onde sospinte dalla leggera brezza proveniente da Ovest, il lontano tintinnio degli sciocchi ninnoli venduti dagli ambulanti nel parcheggio, l’acidulo verso dei gabbiani intenti ad imitare la signora scheletrica della panca accanto che farfugliava il ritornello di una canzone per il marito (“I te vurrìa vasà“, tipico canto subalpino) il quale, nel frattempo, con malcelata indolenza, portava al guinzaglio due buffe creature a pelo corto più simili a topi che al resto della famiglia dei canidi… l’unico mio desiderio era dividere quel momento e quella vista con le persone amate. Amate e maledettamente lontane.

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Il Lago Maggiore, visto da Laveno. Il luogo ideale in cui canticchiare “I’ te vurrìa vasà”

A sera, invece è iniziata la sfida del prof neocasalingo:

A) primo pasto dal 31 Agosto ad oggi cucinato da me (quindi immaginate da soli la sana alimentazione dei 17 giorni precedenti. Mi sono giocato la possibilità di tornare giù la prossima volta sciupato in volto e smagrito da paura, così da trarne vantaggi di compassione).

B) primi giri di lavatrice in autonomia con annessi dubbi irrisolvibili, per i quali vi chiedo consulenza: dove #@&%£ stendo i vestiti, visto che non ho balconi e terrazze in cui esporli al sole? Al momento si trovano qui alla mia sinistra, mi osservano scrivere inermi, attendendo l’intervento di chissà qual divinità asciugatrice

C) primo pavimento lavato con il mocho e conseguente bacino artificiale che, beh, prima o poi si asciugherà.

Vado a letto, cari proffolowers (non avevo mica dimenticato questo nome). E’ tempo di riposare. Domani vi devo fare un regalo.

Il Prof Emigrante

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NOTE:

Nel pomeriggio ho incontrato in città un altro amico della zona che avevo davvero piacere di incontrare. Oltre a frasi di incoraggiamento (“Ah, io non ce l’avrei fatta“), e qualche commento alla situazione (“So che stai soffrendo perché nella mia, nostra, concezione di famiglia, tutto questo non c’è. La famiglia DEVE restare sempre unita, costi quel che costi!“), mi ha presentato una signora e suo marito che mi abbracciano e salutano con un bacio senza che io li conoscessi: Pur carico di imbarazzo, a modo suo è stato un momento da ricordare: erano miei blog followers!


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