Il prof emigrante – La quiete prima della tempesta (dal “Day 0” al “Day 9”)

Day 6

 It can’t be darker than midnight

07/09/2016

Oggi sono giù.

Ho sistemato la faccenda della casa in attesa degli esiti della A.P., ma non sono molto soddisfatto perché dovrò cambiare 3 volte domicilio da qui al 17 settembre (4 compreso un breve ritorno a casa). Poi, fino al 15 ottobre, sarò in un solo posto stabile.

Ho sbrigato un po’ di burocrazia locale che non volevo lasciare sulle spalle di mia moglie, che già avrà il suo bel da fare a conciliare da sola il lavoro, la casa e i nostri figli, comprensivi di attività pomeridiane. Per chi avesse dei dubbi su chi dei due se la passerà peggio… non c’è assolutamente storia.

Mi dispiace andar via anche per questo, per non poter dare il mio contributo in famiglia come è sempre stato finora. (E qui mi espongo al suo sarcasmo parossistico: “Ti riferisci al tuo sacro compito di buttare la spazzatura o semplicemente all’intenso sforzo di alzare le gambe dal divano quando io passo l’aspirapolvere?“)

Certo, nel caleidoscopio delle “sfortune” va detto che lei è finalmente tornata al lavoro dopo che l’azienda è stata chiusa per ristrutturazione diversi mesi (non saltate sulla sedia, lo so che non è una vera sfortuna, anzi!). Quando ha dovuto prendere servizio? L’1 Settembre. Quando ha dovuto fare una settimana improvvisa di corso d’aggiornamento quotidiano dalle 9 alle 19? Proprio la settimana che io sono tornato a casa.

Sia sempre benedetto il lavoro e chi ce l’ha. Ma cavolo, che tempismo! Avesse ricominciato quindici giorni più un là, non sarebbe morto nessuno!

Inoltre, pare che chi mi stia vicino, ultimamente, percepisca l’oscurità del mio umore. Mio suocero mi ha detto “forse sarebbe stato meglio se tu non fossi tornato così presto“. Non so se ha ragione, magari ci sarà un fondo di verità.

<inizio momento intimo>

Credo che non stia patendo la banale voglia di non tornare lassù, so assumermi le mie responsabilità. A pesarmi maggiormente è semplicemente la sensazione di incertezza che è piombata a giugno sul mio (nostro) futuro. Il senso di soffocamento mentale derivante dall’essere stato costretto a fare qualcosa che non è frutto di una mia scelta personale.

Forse mi brucia aver sbagliato i calcoli al momento di aver fatto domanda (che avrei dovuto fare comunque, per tanti motivi già spiegati), l’essermi convinto di potercela fare a restare in provincia come quella str… ah, si, anche di questo ve ne ho già parlato.

Sono davvero giù (e una partita a Monopoli durata 3 ore con i miei figli mi ha dato la botta decisiva).

In fondo, forse, ricominciare a lavorare in aula mi darà la scossa giusta. Stare fermi non aiuta nessuno.

<fine momento intimo>

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Ho scoperto, giocando a Monopoli con quei due, che se un giorno avrò mai bisogno di loro, le trattative saranno un problema reale. Piccoli futuri squali della finanza!

 

E’ il tempo di rialzarmi. Da domani si cambia registro.

 

Il prof emigrante

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Note:

Il titolo è chiaro, no?

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