Il prof emigrante – La quiete prima della tempesta (dal “Day 0” al “Day 9”)

Day 1

The day after

02/09/2016

Il giorno successivo ad un importante evento è solitamente interlocutorio. A scuola sono arrivato di buon mattino, seppure la mia presenza in giornata non fosse richiesta: nessuno mi è venuto incontro per salutarmi al secondo giorno di lavoro, a parte una collaboratrice scolastica che mi ha inseguito per tutto il corridoio centrale credendo che fossi un terrorista (il filo nero del caricabatterie che si intravvedeva sotto il giubbotto passavando da una tasca all’altra avrà avuto in questo un suo ruolo).

Pochi minuti ad osservare l’eventuale presenza di pratiche innaturali (tipo prof che vengono a firmare la presenza anche se non sono impegnati nella giornata) (no, non lo fanno) (maledetta risposta evasiva di ieri che mi ha spinto a venire a controllare di persona) (gli anglo-siculi direbbero: “who watched himself, saved himself)” e sono andato via, dedicando la giornata a quella che a tutt’oggi sarà la sfida più interessante: trovare casa.

In effetti questo aspetto presenta qualche problemino, perchè la maggior parte degli affitti seguono la formula 4+4, cioè vanno di 4 anni in 4 anni ed io ho in pendenza la richiesta di assegnazione provvisoria che mi impedisce di fare programmi a lunghissima scadenza. Il mio orizzonte temporale, a questo punto, è di un solo mese, troppo poco per questo mondo in cui le agenzie, l’interlocutore più naturale, guadagnano solo sul lungo periodo.

Ho visitato oggi 5 case da privati (subito.it) e devo dire che, pur mantenendo basse le mie pretese, in gran parte delle occasioni si sono rivelate… uhm… “inadatte“. O meglio delle vere e proprie topaie poco più grandi di una scatola di scarpe, da 400€ al mese e in alcuni casi pure con le spese escluse.

Anche l’arredamento in molti casi è creativo. In un monolocale, appena fuori città, ho trovato l’armadio ben posizionato al centro della stanzaper dividere gli ambienti“, in un’altra il letto era posizionato fra il lavandino della cucina e la porta del bagno, in un’altra ancora i mobili sembravano strategicamente posati da un tornado (o come se un gigante avesse sollevato la casa, l’avesse scossa fortemente in aria e poi avesse lasciato i mobili esattamente nella stessa posizione: c’era un comodino nel bagno, accanto al frigorifero e la lavatrice nel sottoscala).

Eppure, almeno per il primo mese, devo trovare una soluzione. Restare in hotel o in b&b fino alla fatidica data porterebbe via almeno il 60% dello stipendio. Quindi cosa resta?
Le case-vacanze, prevalentemente. Domani devo vederne un paio ma il mio poker di richieste essenziali (arredata, con lavatrice, posto auto interno al condominio, connessione internet flat) spaventa i venditori come se fossero i 4 cavalieri dell’apocalisse immobiliare.

O spaventa me non appena mi dicono il prezzo.

Vedremo. Domani è un altro giorno.

Il prof emigrante

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Note:

il blog è iniziato a -6 dalla presa di servizio, ha appena compiuto una settimana; 133 prof hanno scelto di seguirmi su Facebook. Grazie!


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