Salazzu, Cartampica e Ratteddi: lessico base per dialogare con l’imbianchino in Sicilia

Al sesto giorno di frequentazione intensiva, mi sento in dovere di offrire ai miei affezionati lettori un piccolo prontuario contenente la terminologia tecnica essenziale degli imbianchini siciliani, professionisti instancabili che, in preda a delirio di onnipotenza generalizzato, si fanno comunemente chiamare “Pittori“, nella speranza che le conversazioni fra persone che sembrano geneticamente portate ad utilizzare linguaggi diversi, riescano ad essere finalmente proficue:

“Mano”

Unità di misura della Intensità di pittura, tuttora in attesa di essere riconosciuta nel SI. Di essa si dice che: una o due sono sicuramente insufficienti, alla terza il pittore prova a giudicare compiuta la propria opera, ma sa che ne dovrà fare una quarta su prevedibile insistenza del committente. La quinta è già sintomo di eccesso di zelo o di voglia di allungare il tempo di lavoro (ove sia stato concordato il pagamento “a giornata“).

“Cartampica”

Nastro adesivo cartaceo dallo strappo facile, utilizzato per ricoprire gli oggetti che toccano la parete come prese elettriche ed interruttori e definire i bordi laddove le vernici rischiassero di andare in contatto con altre superfici da proteggere. Mai sufficiente anche se acquistato in grandi quantità, a fine lavori, il “mogghiolo” di “cartampica” raggiunge solitamente le dimensioni di un piccolo complemento d’arredo.

“Aggrippante”

Sostanza dalla indefinita composizione chimica il cui scopo è rendere agevole la successiva stesura dello strato definitivo di colore. Nel 75% dei casi la sostanza “aggrippante” viene però sbagliata, indifferentemente, dall’imbianchino o dal suo amico fornitore; questo porta a reciproche incazzature, contornate da copiosa attività di scaricabarile, e perdite di tempo a spese del committente.

“Camurriusu”

Appellativo tipico che il pittore attribuisce al momentaneo datore di lavoro, quando ritiene erroneamente di non essere ascoltato. Spesso l’attributo viene trasferito direttamente in capo alla moglie del committente stesso o persino al genitore/suocero che, competente e di conseguenza ipercritico, trascorre la sua giornata a supervisionare lo stato dei lavori forte della delega morale ricevuta dal figlio/genero lavoratore.

“Stucchiare”

Processo di progressiva copertura dei piccoli difetti delle pareti – successivamente mutuato nel linguaggio comune come il processo di trucco delle donne in non più tenera età -, attraverso l’apposizione di una sostanza pastosa che agevola la stesura successiva della pittura definitiva. Lo “stucchiamento” va effettuato con maniacalità e cura certosina attraverso il passaggio radente al muro di luci di forte intensità, durante il quale è bene non disturbare l’artista, per non indurlo all’invocazione folcloristica di mutevoli figure religiose non strettamente legate al mondo della pittura.

“Arripizzata”

Sistemazione di una superficie che presenta una quantità esigua di difetti non sufficiente a giustificare un completo rinnovo della parete. Essa consiste in una “correzione del difetto” effettuata in maniera non convenzionale e solennemente ripudiata dallo stesso pittore che, se adeguatamente stimolato (vedi alla voce “camurriusu“), si accingerà a praticarla manifestando a più riprese il suo disappunto. Le “arripizzate” appaiono spesso a sorpresa per l’ignaro pittore e possono prendere anche il 50% del tempo previsto pur restando fuori dal prezzo pattuito, il che – con buona probabilità – è la ragione primaria della ritrosia del pittore.

“Salazzu”

Sostanza bianca polverosa o filiforme autogeneratasi sulle pareti maggiormente a rischio umidità. Se accompagnata da muffe batteriche assume un caratteristico colore verdastro, segno inequivocabile di maggiori spese future per il committente al quale il pittore può rimediare, temporaneamente, solamente con una “arripizzata“.

“Allattata”

Una o al massimo due “mani” di vernice solitamente bianca, passata in modo approssimativo, con lo scopo di coprire anche solo temporaneamente delle reali tragedie estetiche. Da questo termine deriva il termine “allattaturi” ovvero “imbianchino” in siciliano stretto. Da non confondere con “Allatta Turi“, ovvero l’esortazione ad allattare qualcuno o qualcosa rivolta al giovane Salvatore.

“Ratteddi”

Versione extrasmall dell’ “arripizzata”, dal contenuto estremamente variabile. Ogni “ratteddu” è riconducibile ad una operazione su una superficie di pochi centimetri, giudicata semplice ed insignificante dal committente ma che se realizzata con sufficienza può rovinare l’estetica di una intera parete e creare insanabili dissidi fra i protagonisti, nonché un nuovo contratto di lavoro per un pittore terzo, innescando il noto “moltiplicatore keynesiano degli imbianchini”

“Buttigghia”

Da “Bottiglia“, recipiente solitamente utilizzato per le bevande. Nel mondo della pittura murale, questa diventa un contenitore ad uso decennale di vernici da riutilizzare nel tempo. Una per ogni possibile tonalità utilizzata, la collezione di “buttigghie” di vernice di una famiglia media siciliana può arrivare a contenere in una decina di anni oltre le 15-20 unità. Per uno strano fenomeno non vengono mai utilizzate le ovvie bottiglie bianche, ma spesso e volentieri quelle verdi o blu che impediscono sistematicamente di riconoscere il colore del contenuto, rendendo necessaria una ben evidente etichettatura. All’interno delle “buttigghie” ben chiuse, anche dopo 10 anni si ripete il miracolo di San Gennaro con la vernice che torna liquida già dopo poche gocce d’acqua.

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(In aggiornamento, se volete, potete suggerire altri termini su FB alla pagina “Back to the blog”)

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