Il prof emigrante – Dieci giorni apparentemente anonimi (Dal day 80 al day 89)

Day 86

La grande corsa e la Legge di Murphy – parte I

25/11/2016

Aspetto questo giorno da metà ottobre, da quando il vicepreside-coordinatore – sempre sia lodato – ha elaborato l’orario definitivo. In quanto unico prof emigrante d’istituto (all’epoca, successivamente se ne sono aggiunti altri due) ed essendo lui al corrente delle mie intenzioni di rientro sistematico, mi ha concesso un trattamento di favore: iniziare il più tardi possibile il lunedì e finire il prima possibile il venerdì.

Così, nella seguente fase di shopping aereo compulsivo (il mio reale Black Friday, quello dei 900 euro di biglietti aerei in sole due ore. Altro che la “robetta” di oggi!) ho iniziato a comprate i voli in partenza il venerdì pomeriggio, il primo di questi cade esattamente oggi, alle 18.45.

Oggi pomeriggio? Prof emigrante, ma tu non hai il serale?” direbbero i profollowers attenti.

PREserale!” – risponderei con fastidiosa precisione da studente saccentino – “ed oggi ho solamente la prima ora!“.

Finirò la lezione alle 17.30. In pratica, passerò il badge per l’uscita da scuola (lanciandolo mentre corro in corridoio) (si chiama così per questo, no?) (e voi che rimproverate i ragazzi!) nel momento in cui il mio simpatico amico dei live aeroportuali sarà già in piedi davanti al Gate.

In questo mese e mezzo passato dalla prenotazione ad oggi, ho fatto tutte le prove possibili: macchina lasciata oltre il semaforo in favore di strada, conteggio degli intervalli dei 3 semafori per riuscire a trovare l’andatura migliore per passarli nel minor tempo, monitoraggio accurato del traffico in tangenziale in direzione aeroporto, simulazione di consegna automobile nel parcheggio convenzionato e viaggio con navetta fino all’aerostazione, misura del tempo del passaggio ai controlli di sicurezza nell’orario indicato.

Se avete sentito un rombo di tuono dalle vostre remote città, non era un temporale, non era superman in cielo… era il prof emigrante in tangenziale!

(ritornello suggerito post tormentone estivo: “con il prof in tangenziale, andiamo a comandare!”)

L’analisi statistica ha portato a questi risultati medi:
partenza da scuola: 17.30
arrivo al parcheggio: 17.48
arrivo in aeroporto: 17.55

(Solo di parcheggi in aeroporto e spese di gasolio legate a questo monitoraggio costante, avrei potuto comprare altri 2 voli.)

Il gate chiuderà ufficialmente alle 18.15, ma ho chiesto più volte ad addetti diversi all’imbarco (per ottenere versioni differenti, come quando il risultato del primo consulto medico, dall’alto della nostra totale ignoranza in materia, “non ci piace“) quanto è possibile ritardare senza perdere il volo. Bene, tutti mi hanno risposto che se è stato fatto il check-in “devono” aspettare l’ultimo passeggero fino ad un quarto d’ora prima della partenza.

Quindi, ho 20 minuti di margine, espandibili forzatamente a 33.

Panico.

Finora ogni simulazione è andata bene. Sarei stato al gate sempre entro i 20 minuti legittimi.

Finchè… quella maledetta Legge di Murphy ( “se qualcosa può andar male, lo farà” ) non ha fatto sentire la sua voce

nella fattispecie…

ore 15.00 di ieri: SCIOPERO DEI MEZZI con conseguente incremento esponenziale del traffico automobilistico.

Ma a Murphy sembrava poco. Quindi ha fatto rientrare lo sciopero servendomi sul piatto d’argento il suo pezzo da novanta (ml):

l’ALLUVIONE

La prima alluvione della mia vita nel momento peggiore possibile: il Po che esonda in centro, gli affluenti imbizzarriti che devastano paesini, la protezione civile che chiude ponti a singhiozzo,telefonate dal Sud di gente preoccupata, una stramaledettissima pioggia che non smette di cadere…

Ansia.

Il prof emigrante

La Meridiana dello Zodiaco, che tanto ha scandito la mia giovinezza, segno eterno del tempo che scorre e contro il quale dobbiamo combattere pur sapendo che, prima o poi, perderemo. (momento cupo)

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Note:

1) Sono “leggermente” nervoso. Fra un po’ “esondo” pure io. Se perdo l’aereo non ho alternative: i voli di domani sono già esauriti e, se non lo fossero, costerebbero comunque un botto.

2) E’ il primo Day che si chiude con un cliffhanger. Se fosse una serie televisiva, potrebbe essere un buon finale di stagione: mattino, l’attore che impersona il prof a petto nudo e addominali scolpiti, bello come il sole, apre le persiane della sua camera da letto, guarda il cielo vedendo un timido raggio di sole che attraversa le nubi colpendolo in pieno negli occhi cerulei. Poi – musica da thriller – abbassa lo sguardo, osserva la strada… e vede un fiume di fango che porta via con sè la sua fuoriserie e la speranza di un facile ritorno a casa..

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